I documentari al Parma Video Film Festival
Continua il viaggio di Parmaoggi.it tra i lavori in concorso al Parma Video Film Festival con la sezione dei documentari provenienti da tutto il mondo.
DOCUMENTARI IN CONCORSO
La lunga notte di Nicola Berti
Nel Sudan meridionale, scosso da anni di guerra civile, le poche strutture sanitarie sono allo stremo. Un medico italiano racconta la sua esperienza in ospedali improvvisati per una moltitudine di persone condannate a morire per malattie facilmente curabili in occidente.
Intenti meritori e inattaccabili a parte, da un punto di vista cinematografico quello firmato da Nicola Berti è un documentario che poco ha a che vedere con la concezione di un festival concentrato sulla ricerca dello sguardo d’autore. Il taglio televisivo ci può anche stare, ma l’impostazione rigidamente didattica compone un lavoro buono per “Alle falde del Kilimangiaro”. Splendidi paesaggi e belle parole, solo che riflettono una concezione preistorica del documentario. Ancora valida, per carità, ma non in questo contesto. 5
Gaza, la guerra all'informazione di Anna Maria Selini
Gaza nei giorni dell'operazione "Piombo fuso". Il governo israeliano decide il blocco anche per gli accessi della stampa e i media occidentali sono tenuti a debita di distanza su una collina dalla quale vedono solo le esplosioni. Immagini crude arrivano, però, dalle videocamere palestinesi.
Freelance con videocamera al seguito, Anna Maria Selini testimonia per immagini la sua esperienza a Gaza in quello che non è un documentario sulla guerra ma, piuttosto, sul lavoro dei giornalisti, specie quelli arabi. Interessante per questi aspetti, ma davvero troppo distante dalla notizia, dai corpi dei palestinesi e dalle implicazioni dell'operazione. In questo paga lo scotto pesante del confronto – magari ingiusto ma d'obbligo – con Piombo fuso di Stefano Savona, in cui il regista passando dall'Egitto ha avuto veramente accesso a Gaza.
Gaza, la guerra all'informazione resta più didascalico, con un taglio da reportage televisivo apprezzato al punto da essere stato comprato da Current Tv. 5½
Niguri di Antonio Martino
Il paese di Sant'Anna, frazione di Capo Rizzuto, è inondato dagli immigrati in uscita dal vicino CPA. I 500 abitanti devono fare i conti con 1.500 persone diverse da loro e con un dialogo negato dalla situazione surreale.
Con un tema reso di scottante attualità dalla cronaca di Rosarno, Antonio Martino mostra gli aspetti sconvolgenti di un'integrazione impossibile in queste forme di disagio sociale. Lo Stato è assente e tutti, cittadini italiani e migranti, sono abbandonati all'incomunicabilità. Da un lato c'è un razzismo endemico punteggiato di frasi profetiche (<Si sta creando una tensione che prima o poi scoppierà>). Dall'altro si profila un gruppo che affoga il singolo in un concetto malato di collettività.
Razzismo e disperazione. Paura e bisogno. La soluzione può essere un lager? 7
Bandite di Alessia Proietti
Di loro si è parlato sempre colpevolmente meno rispetto agli uomini, ma i partigiani sono anche donne e hanno molte storie da raccontare.
La donna sotto il fascismo, la donna contadina imprigionata dalla mitologia del regime, le isolate dalla politica e le aspiranti rivoluzionarie. Non siamo in presenza solo di una catalogo storico. Alessia Proietti racconta un percorso di emancipazione culminato nella guerra vissuta in prima linea. Annullamento dello stile e nessuna concezione alla spettacolarizzazione o alla facile commozione. Rigore e ricerca per andare oltre il quadro d’insieme e cercare la vita vera negli occhi delle fotografie d’epoca. 6½
Playing Maruata di Adam Selo
“Playing Maruata” è un progetto per coinvolgere i bambini del villaggio messicano di Maruata in un’esposizione di disegni e prodotti realizzati a scuola. Tutto attorno sta la povertà estrema della zona.
Prima delle due opere straniere in concorso, tra l’altro di ottimo livello. Una bella boccata d’ossigeno per un festival che teme di prestare orecchio al solo referente locale. Altro che l’affresco televisivo de La lunga notte, qui parla la gente vera e racconta storie di estrema povertà nella provincia messicana. “Racconta” perché il documentario va oltre il girato, presta orecchio ad un mondo e il mezzo scompare a cospetto delle persone.
Il loro pugno non stringe tra le dita quasi niente, mentre l’orgoglio serra la morsa attorno a valori di dignità estesa al contesto uomo/ambiente. Bambini e adulti con lo stesso sguardo. Rassegnato? No, immerso nel sogno crudo della realtà. 7
Rosita no se desplaza di Alessandro Acito e Leonardo Valderrama
<Vogliamo solo lavoro. Siamo sfollati e siamo qui per una giusta causa>. La Colombia tra disoccupazione, criminalità e violenta presenza militare. Si muore per le strade e in certi casi si sopravvive, ma a che prezzo?
La lotta di una donna che si ribella all’immondizia e professa un nuovo modo di concepire il riciclaggio diventa la metafora di una rivolta attiva al decadimento della società. La sfida nel contesto più piccolo (un angolo di strada da ripulire e una scuola di arte e mestieri per risollevare il quartiere) va a toccare il tutto, il possibile. Si combatte sfidando la morte per ottenere quasi niente.
Un paese “sempre sull’orlo di…” ha nel proprio ventre quelle persone che osano concedersi un pensiero di cambiamento. La macchina da presa di Alessandro Acito e Leonardo Valderrama è al loro fianco.
Non è poco. 6½
(Michele Zanlari)

