“Il Guerriero della rivoluzione” presentato alla civica
Giù dal piedistallo della Storia; un passo verso il piedistallo delle piazze. Picelli e Parma, un dialogo mai veramente interrotto, si ritrovano in Oltretorrente per risolvere questioni ancora aperte, domande e risposte che illuminano la biografia della persona e distendono i nervi tesi della città.
L’alimento è il volume pubblicato presso l’editore locale Uni.Nova da Fiorenzo Sicuri Il guerriero della rivoluzione. Contributo sulla biografia di Fiorenzo Sicuri (1889-1937), 23 anni dopo un primo volume sempre dedicato alla figura di Picelli. Il ventre che lo accoglie è il Parma Video Film Festival, una digestione non immediata per chi non frequenta la natura storico-documentaria della manifestazione ideata e diretta da Primo Giroldini. Eppure, anche qui c’è materiale cinematografico. Lo nota Giroldini quando spiega che "il festival promuove da alcuni anni la cultura cinematografica evidenziando i legami tra le proiezioni e la riflessione sulla Storia, la resistenza e antropologia". E muove un passo anche più in là: "La figura di Picelli potrebbe essere un soggetto straordinario per il cinema. Già negli anni ’50 sulla rivista “Cinema Nuovo” si parlava di un film sulle barricate di Parma e su Picelli. In tempi recenti, dopo il libro di Cacucci, qualcuno ha pensato un film. Picelli e il cinema è un connubio interessante".
Lo pensa anche l’autore della pubblicazione, quel Fiorenzo Sicuri che sa di aver gettato il sasso in uno stagno dalle acque per niente quiete e al mito ha preferito l’umanità, la ricerca storica inappuntabile, forse per arrivare all’incontro – come sostiene lo storico William Gambetta – con una dimensione persino più eroica della figura di Picelli. Anche Sicuri dice che servirebbe un film su Picelli. E aggiunge, significativamente, che "potrebbe addirittura essere un film giallo, perché i misteri da chiarire ci sono".
Misteri da chiarire, o almeno falsi scoop da cancellare. Sì, perché la Storia e il gossip da rivista sono un’altra cosa e se la cronaca politica del ‘900 della nostra città è stato – come sostiene Sicuri – "tutt’altro che esente dalla violenza", oggi Picelli dovrebbe muover un passo in più verso le piazze di Parma. Un passo non esente da chiarimenti, sottolineature e, perché no, contraddizioni. Un passo che lo conduca al piedistallo di un monumento. L’orizzonte ha bisogno di distinguere un profilo del passato.
(Michele Zanlari)
Il libro Il guerriero della rivoluzione. Contributo sulla biografia di Guido Picelli (1889-1937), a cura di Fiorenzo Sicuri con editore Uni.Nova, è stato presentato sabato 13 febbraio all’Oratorio Novo della Biblioteca Civica nell’ambito della tredicesima edizione del Parma Video Film Festival. Di seguito riportiamo gli interventi dei relatori intervenuti per l’occasione.
Primo Giroldini (Direttore artistico del Festival)
"Ho seguito la gestazione di questo libro giorno per giorno. È e sarà necessario. Fiorenzo Sicuri torna a parlare di Picelli dopo 23 anni da una sua prima pubblicazione. Negli ultimi tempi su quest’uomo collocato nel mito si sono dette cose che hanno riacceso il dibattito: scoop fumosi, contestazioni all’idea di un monumento e polemiche forzate. Quello di Sicuri è un contributo scientificamente importante e molto documentato".
Eros Francescangeli (Università di Padova)
"È un libro frutto di anni di studi e di fatica. Da 10 anni mi occupo di arditi del popolo, un livello non solo parmigiano ma esteso anche a livello nazionale. In un certo momento Parma è, come il villaggio di Asterix, la sola città che resiste al fascismo.
Questo è un lavoro storiografico che lascia aperte molte interpretazioni. Certi aspetti sulla polizia politica possono essere anche più approfonditi: i rapporti degli spioni, di chi accanto a Picelli faceva il doppio gioco. È una biografia antieroica che ci restituisce un Picelli più umano, anche con alcune contraddizioni come il servizio militare. È una vera e proprio biografia della città. In particolare di una sua parte, quella più popolare dell’Oltretorrente, l’altra Parma, quella dei non ricchi. È una Parma divisa tra ricchi e poveri, contadini e artigiani. Ne sono un chiaro esempio anche i fratelli Vittorio e Guido Picelli, uno sindacalista e l’altro socialista: le due anime del movimento operaio. Sicuri mostra la violenza politica. Non nasce con il fascismo o con il biennio rosso, ma è connaturata all’azione politica. Forse deriva dalla rivoluzione francese. La guerra ne segnerà un punto di non ritorno".
Mirco Carattieri (Presidente “Istoreco”)
"Il libro è interessante per diversi livelli di lettura. L’approccio antieroico, praticamente illuminista, tanto per cominciare. Un approccio empirico che di questi tempi permette di raffreddare le strumentalizzazioni. È importante anche riuscire ad evitare il passaggio dal mito all’antimito, anche questo sarebbe errato.
L’aggiunta di dati biografici sulla vita di Picelli si fonda su una base documentaria molto importante. Anche l’apparato fotografico è di rilievo. L’autore esplicita alcuni dati sulla vita di Picelli andando a fare osservazioni molto precise: il mestiere di Picelli, l’esperienza di studio, le date d’iscrizione ai partiti, l’atteggiamento verso la prima guerra mondiale, i guai giudiziari prima e dopo il fascismo, le accuse degli avversari, le posizioni teoriche espresse raramente e i risultati delle elezioni a cui si è presentato.
Sicuri parla di “contributo” forse pensando al periodo a dopo il ’24, ma anche qui ci sono cose molto interessanti. Credo che sia anche la storia del socialismo di Parma, con tanti temi importanti toccati che si ritrovano in parte anche nella storia del socialismo reggiano, il mio campo di ricerca.
William Gambetta (Storico)
"Fiorenzo Sicuri mi ha chiesto di approfondire la questione degli arditi del popolo. Ho letto il suo testo e ha fatto un’opera di revisionismo storiografico, nel senso alto del termine. Ha ripreso in mano tutti i documenti già utilizzati, ha trovato quelli mai utilizzati, recuperato le biografie puntualizzando tutti i dibattiti sulle vicende della vita di Picelli. Per questa ragione non se ne può che parlare bene. Si pone Guido Picelli con i piedi per terra, dandogli consistenza storica e sollevandolo dalla geografia. Si va oltre l’immagine popolare collettiva dell’Oltretorrente. Non è più un puro e basta, un’icona. Perché anche la messa in rilievo delle contraddizioni è un aspetto fondamentale.
Da oggi in poi Sicuri non c’entra più direttamente. Il suo libro va ad alimentare un dibattito fatto di scontri, sulla questione del monumento come anche su quella, dibattuta, della morte di Picelli. Il mito crea la leggenda e questo fa sì che ci sia un’approvazione generale o uno scontro che non sono più basati sulla storiografia".
Fiorenzo Sicuri
"Il saggio dell’’87 rappresenta una bella messa a punto delle questioni aperte su Picelli, ma già due anni dopo sono usciti nuovi documenti e materiale da studiare sia dagli archivi dell’URSS che da quelli dello stato italiano. Ho cercato di sottoporre Picelli ad un esame razionale, togliendomi dal mito, senza nascondere i particolari sgradevoli, ma non cadendo nel rischio dell’antimito. Il contesto – Parma – è stato per me molto importante per dare valore alla figura. Dell’innovazione fantasiosa della Storia non ne possiamo più. Non si può andare oltre ai fatti, oltre ai documenti che possiamo stringere in pugno".



Allora michele sei passato alla concorrenza?