San Secondo: il sindaco Bernardini è al capolinea, nove consiglieri firmano la sfiducia
Ha le ore contate il sindaco di San Secondo Roberto Bernardini. Ieri nove consiglieri comunali si sono presentati dal notaio per depositare le firme di sfiducia contro il primo cittadino di centrosinistra. Le firme saranno protocollate oggi in comune e salvo clamorosi colpi di scena nelle prossime ore il sindaco e la sua giunta dovranno rinunciare al proprio mandato. Successivamente arriverà un commissario prefettizio, come era già successo negli anni ottanta. Lo scontro tra Bernardini e l'opposizione va avanti da alcuni anni tant'è che dopo la nomina della nuova giunta, avvenuta nel mese di febbraio, i dissidi sono aumentati co n alcuni consiglieri che hanno deciso di non appoggiare più il sindaco. Una situazione insostenibile tant'è che i consiglieri di maggioranza erano 9 e quelli dell'opposizione 8; una partita sempre in bilico, fino alla sfiducia di ieri sera, messa nero su bianco, che di fatto sancisce la fine dell'era Bernardini a San Secondo.
Il comunicato del PdCI: “E’ un atto irresponsabile e meschino”: è il giudizio del Pdci sulla posizione presa dai nove consiglieri comunali che ieri hanno depositato le proprie dimissioni per privare della maggioranza il sindaco di San Secondo Roberto Bernardini e paralizzare l’Amministrazione comunale. "Non ci sono altri argomenti o aggettivi per definire una ’impresa’ che, senza alcuna logica o motivazione politica, condannerà San Secondo ad un lungo, letargico periodo di commissariamento. Con le dimissioni, i consiglieri si assumono la grande responsabilità di impedire la prosecuzione e l'attuazione di tutti quei progetti che il sindaco, con il pieno mandato degli elettori e con la sua ex-maggioranza, aveva messo in campo. Ma non è tutto, continua un comunicato della segreteria provinciale dei Comunisti Italiani: non solo i consiglieri dimissionari si sono sottratti ad ogni forma di dialogo e confronto, evidentemente consapevoli che la loro posizione non era supportata da alcuna ragione politica, ma alla fine, in modo irresponsabile, meschino e incomprensibile, hanno deciso di mandare a casa un sindaco che, nell'ultimo incontro ufficiale con le forze politiche, si era pur reso disponibile a rivedere e ad arricchire la squadra di giunta, a riesaminare le deleghe, ad aggiornare gli stessi punti più qualificanti del programma da portare a termine negli ultimi due anni avviando così un percorso costruttivo volto anche ad individuare il suo successore. Singolare, poi, che i nove consiglieri non abbiano avuto nemmeno la decenza di presentare le dimissioni in Consiglio comunale, mettendoci la faccia e motivandole: hanno invece preferito attuare il loro coraggioso gesto davanti al notaio delegando a formalizzarlo in Comune non due loro colleghi ma i segretari locali del Pd e dell’Udc, quest’ultimo già candidato sindaco per la lista, risultata poi sconfitta, alternativa al centrosinistra. Sarà dunque il caso di avere qualche chiarimento. Dai socialisti, per esempio, che dapprima assicurano il loro sostegno a Bernardini e alla nuova Giunta appena formata poi, in silenzio e all’improvviso, rovesciano la loro posizione convinti da chissà chi e con chissà quali mai argomenti. Ma dal Pd, soprattutto. Perché la curiosa accoppiata degli ambasciatori delle dimissioni – i segretari Udc e Pd – potrebbe lasciare intravedere nuove “sante” alleanze allorché i cittadini di San Secondo, tra un anno, saranno chiamati al voto. E, a questo punto, anche se il fatto non può stupire visti i precedenti, più discreti ma non meno disinvolti e pericolosi, di Soragna e Fontevivo, il problema è ancora più serio. Perché il Pd e il suo segretario provinciale Garbi dovranno dire se il Pdci sia ancora gradito in Regione, in Provincia e in altri Comuni in cui, da anni, amministra con lealtà, serietà e competenza insieme al centrosinistra, oppure se è o sarà messo da parte per favorire altre forze politiche, magari più vicine alla destra.

