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Assemblea al Toschi: genitori e ragazzi dalla parte degli insegnanti

Ogni giacca può fare a meno di una medaglia appuntata sul taschino; in certi casi anche senza risultare sgualcita. Può essere elegante lo stesso per alcuni appuntamenti formali o ordinata nel suo posto nel guardaroba. Ma ci sarà comunque qualcuno che in quella giacca si sentiva comodo per la piccola luce che brillava sul petto
Perdere qualcosa. È difficile valutare chi nella vicenda degli insegnanti non pagati dell’Istituto Toschi perda qualcosa di più importante rispetto ad altri. I docenti del Corso di Discipline dello Spettacolo hanno indetto un’assemblea pubblica nella scuola in cui dar voce alla loro situazione. «La sofferenza economica per l’istituto inizia ad autunno 2008 – spiega Andrea Palazzino – e per più di un anno ci sono state difficoltà che abbiamo cercato di gestire noi professori insieme al dirigente scolastico con senso di responsabilità. Abbiamo avuto notizie vaghe e inconsistenti, fino a divenire nulle e la sensazione è stata quella di un silenzio assordante. Da novembre non riceviamo più lo stipendio ed è pesante venire a lavorare. È un senso di solitudine acuito dalla mancanza di prospettive. Chi di dovere dovrebbe darcele; e non intendo il preside. Discipline dello Spettacolo non è stata trattata bene, eppure in questi anni si è meritata sul campo una visibilità e un importanza crescente nella comunità. I ragazzi e le famiglie hanno il diritto di portare a compimento il corso di studi e tutti dovrebbero garantirlo, sia chi ha responsabilità dirette, sia chi non le ha. Non siamo qui per gli arretrati ma per le prospettive certe per il futuro».
Qualcuno delle istituzioni prova a stragli vicino, come l’assessore provinciale alle Politiche Scolastiche Romanini che denuncia l’imbarazzo della situazione e precisa che l’esistenza del corso di Discipline non è un “incidente di percorso”: «Questa città ha una vocazione sotto questo profilo. Parma è un faro nel campo della produzione teatrale. La riforma Gelmini sarà comunque un passaggio doloroso perché ridurrà le ore, le discipline e i finanziamenti. Come Provincia siamo qui a dirvi che questa esperienza deve continuare, nonostante la situazione e nonostante la riforma». Un sostegno arriva anche da Albertina Soliani. «Nel ’98 ero sottosegretaria all’istruzione – racconta la senatrice PD – e ragionavamo su questa cosa che poteva nascere: Discipline dello Spettacolo. Si capiva che era un investimento sulla cultura. Non avrei mai immaginato che saremmo arrivati a un giorno doloroso come questo. La prima cosa che dico è: non sentitevi soli. Avete costruito cose importanti che prima non c’erano. Qui siete in tantissimi e fate in modo di continuare a far sentire che questa è una realtà molto importante e non si può perderla». La Soliani avanza anche un paio di proposte concrete, chiede l’intervento diretto del Comune, auspica evoluzioni positive dall’elezione del nuovo consiglio regionale e identifica una soluzione nel progetto di portare il problema ad un’attenzione nazionale.
E l’amministrazione cittadina? Una telefonata da parte del vicesindaco: si scusa ma non può essere presente all’assemblea. Assente anche il provveditore agli studi Armando Acri.
Intanto in sala va registrato il sostegno di tutti i genitori degli alunni presenti, che firmano una petizione in favore delle richieste degli insegnanti ma non nascondono una preoccupazione: se i docenti smettessero di venire a scuola, i ragazzi come farebbero ad arrivare alla maturità? Prova a rispondere il dirigente scolastico Roberto Pettenati, che confida comunque nel senso di responsabilità dei docenti. Anche la sua posizione è vissuta con amarezza. Ha usato i fondi disponibili della scuola per pagare gli insegnanti, ma il problema è che per l’unicità del tipo di cattedre risultano assunti come supplenti e, in quanto tali, pagati con un budget che arriva appena a 22.500 euro. Per pagare i 12 docenti per un anno ne servirebbero 180.000, con una buona parte in trattenute che ritornerebbero allo Stato.
Spiega Pettenati che «a Parma c’è un forte polo agroalimentare ma dobbiamo tenere vivo anche il polo artistico, cinematografico, musicale e teatrale».  «Il Toschi – continua il preside – rappresenta un avvio. È un corso su cui la città deve investire, anche perché la riforma del ministro Gelmini  prevede il prolungamento di corsi come questo. È un discorso che in prospettiva merita di non essere interrotto. Dobbiamo farne un punto di riferimento anche per le province vicine».
Quella medaglia possiamo anche togliercela dal petto, ma che tutti vedano il gesto. La città ha tanti cassetti in cui riporla in modo silenzioso. Poi ci sono i ragazzi, i loro genitori, gli insegnanti, qualche politico e qualche sindacalista. Per ora sono loro a stringerla per non lasciarla cadere. Gli servono altre mani.

Michele Zanlari

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