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Rai-Agcom, i legali di Berlusconi ai pm di Trani: ”Dire se il premier è indagato”

Roma, 15 mar. – Una richiesta formale per sapere se il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è indagato nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Trani sulla vicenda Rai-Agcom. L'istanza è stata presentata alla Procura dai legali del premier.
''Le notizie che appaiono anche quest'oggi sui quotidiani in relazione alle indagini in corso a Trani, se vere, dimostrano l'irrilevanza penale dei fatti e comunque la totale e assoluta incompetenza territoriale di quella Procura. Ma ciò che in particolare si deve rilevare è la reiterata e continua violazione del segreto di indagine'', dichiara l'avvocato Niccolò Ghedini. ''Né ad un giudice, né ai difensori, nulla – aggiunge il deputato del Pdl – è stato depositato. Tutto è nelle mani della Procura e degli investigatori e, guarda caso, a pochi giorni dalle elezioni, si leggono non solo i contenuti delle intercettazioni, ma perfino i precisi numeri delle stesse e, anche, i nomi di chi sarà interrogato nei prossimi giorni''.
Da parte sua, il legale del commissario dell'Agcom Giancarlo Innocenzi, l'avvocato Marcello Melandri, ha chiesto il trasferimento a Roma dell'inchiesta sulle presunte telefonate fatte da Silvio Berlusconi al commissario. Il penalista ha inviato un'istanza via fax alla Procura di Trani sostenendo che i colloqui telefonici di cui si parla sono avvenuti nella capitale e che le competenze a esaminare la vicenda sono dell'ufficio del pubblico ministero della capitale.
Sulle intercettazioni interviene anche il Guardasigilli Angelino Alfano. "Io parlo di intercettazioni a strascico perché l'articolo 15 della nostra Costituzione dice che il diritto alla riservatezza nelle comunicazioni personali è inviolabile", afferma il ministro. "L'articolo 15 – prosegue – dice che questa inviolabilità può essere superata in base alla legge per circostanze eccezionali. Se invece si fanno le intercettazoni a stascico e poi queste finiscono sui giornali rovinando la reputazione di persone che nulla hanno a che fare con l'inchiesta, si viola l'attuale legge sulle intercettazioni, non quella che faremo". "Noi chiediamo alla magistratura – sottolinea – di fare uno sforzo per individuare i responsabili delle fughe di notizie".
Quindi il ministro ha voluto "tranquillizzare tutti: gli ispettori stanno a Trani per svolgere il loro lavoro da magistrati, perché tali sono. Non devono, non possono e non vogliono interferire nell'inchiesta, l'inchiesta deve andare avanti". "Credo – osserva – che sia un servizio utile alla giustizia se si accerta come delle talpe abbiano potuto far filtrare delle notizie sui giornali. Il reato di rivelazione del segreto d'ufficio è già previsto e punito dal nostro codice penale ma purtroppo non viene mai ad avere delle condanne''.
Intanto, alcuni togati del Csm, tra cui Fabio Roia (Unicost), starebbero mettendo a punto una pratica da presentare domani al Comitato di Presidenza di Palazzo dei Marescialli, riguardante l'ispezione decisa dal Guardasigilli a Trani. "La pratica – fa notare Roia all'ADNKRONOS – riguarda l'uso dello strumento ispettivo da parte del ministro e non è una pratica a tutela delle toghe pugliesi". Nei giorni scorsi, alcuni esponenti di Palazzo dei Marescialli, all'annuncio di Alfano di inviare l'ispezione a Trani, avevano parlato di un "atto intimidatorio".
Durante il Comitato di presidenza di domani, inoltre, si dovrebbe discutere anche del caso relativo al consigliere del Csm Cosimo Ferri, che sarebbe coinvolto nell'inchiesta. A questo proposito, secondo quanto apprende l'ADNKRONOS, Ferri sarebbe oggi a colloquio con il vicepresidente di Palazzo dei Marescialli Nicola Mancino. Secondo 'Il fatto quotidiano', Ferri avrebbe fornito pareri giuridici al commissario dell'Agcom Giancarlo Innocenzi.
 

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