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Inchiesta Trani, Csm fissa i paletti: ”Ispezioni non possono interferire con le indagini”

palmarescialliIl ministro della Giustizia ha sì la facoltà di inviare ispettori negli uffici giudiziari ma non può, attraverso gli 007, sindacare "né il merito, né le strategie di indagine dei pubblici ministeri". Ciò infatti metterebbe "a rischio l'indipendenza garantita dalla Costituzione alla funzione giudiziaria". E il Csm in casi simili ha "l'obbligo" di intervenire. Lo dice Palazzo dei Marescialli in una risoluzione approvata riguardante l'ispezione disposta dal Guardasigilli alla Procura di Trani, mentre era in corso l'indagine che chiamava in causa anche il presidente del Consiglio.
La risoluzione approvata con 20 voti a favore, compreso quello del vice presidente Nicola Mancino e con il voto contrario dei laici del Pdl, affronta il problema in generale. Palazzo dei Marescialli sottolinea che le ispezioni disposte dal ministro della Giustizia non devono in alcun modo interferire con le indagini in corso; il documento sottolinea "con fermezza" che "limiti propri dell'ispezione mirata e dell'inchiesta amministrativa derivano dall'esigenza assoluta di non mettere a rischio l'indipendente servizio della funzione giudiziaria".
Il magistrato che è oggetto dell'ispezione, si legge nella risoluzione, "non è tenuto ad assoggettarsi agli accertamenti ispettivi che vadano oltre l'ambito dell'incarico" disposto dal ministro ed è tenuto "ad informare il Csm nel caso in cui gli accertamenti interferiscano con l'ambito insindacabile dell'attività giudiziaria". Resta riservata la decisione degli inquirenti sulle "deroghe da ammettere al segreto investigativo in vista del perseguimento degli scopi propri delle ispezioni e delle inchieste", e nel caso in cui "il magistrato abbia prestato leale collaborazione" nei confronti dell'ispezione ma "abbia motivatamente ritenuto di opporre il segreto con riferimento ad atti specifici" esula dai poteri del Csm "sindacare questa scelta e le ragioni che l'hanno indotta, che potranno essere ovviamente sottoposte a controllo nelle sedi competenti e nei tempi processuali dovuti".
I magistrati, si legge ancora, possono e devono "accertare che in presenza di ispezioni non si verifichi alcun rischio di interferenza nell'esercizio della funzione giurisdizionale svolta" e tale valutazione deve essere "particolarmente rigorosa" quando l'ispezione riguardi "attività di esercizio della funzione giudiziaria ancora in corso".
''Bisogna ammettere che abbiamo fatto autogol in partenza'' ha detto il vice presidente Nicola Mancino votando con ''convinzione'' la risoluzione che fissa di nuovo i ''paletti'' sulle ispezioni ministeriali negli uffici giudiziari. Mancino però, richiama anche i consiglieri che con la loro ''precipitazione'' nel chiedere un intervento del Csm sull'ispezione del Guardasigilli alla Procura di Trani hanno provocato una ''bufera''.
Si è infatti aperto uno scontro istituzionale, sedato poi dal capo dello Stato. Il vice presidente fa riferimento alla richiesta di 20 consiglieri di aprire una pratica in Prima Commissione sull'ispezione. Un gesto che, fa notare Mancino, può aver dato l'impressione che si ''volesse sindacare il comportamento del ministro. Un compito che – sottolinea – non spetta al Csm ma al Parlamento''. Il tiro si è "raddrizzato", dice Mancino che ha "faticato tanto" per placare gli animi di un conflitto "aspro", affidando alla sesta commissione il compito di redigere una risoluzione di carattere generale.
"Quando si compiono alcuni atti – prosegue – si può anche convenire che questi possono essere stati causa di aspre polemiche. Non ci chiudiamo nel guscio di un'autodifesa". Il documento approvato oggi, sottolinea ancora il vice presidente del Csm, "è un documento di indirizzo: ricorda la facoltà del ministro di inviare ispezioni, ma mette anche in evidenza il dovere di rispettare qualunque indagine giudiziaria rispetto a tentativi di compressione. Nel momento in cui mi è pervenuta la richiesta di discutere del caso in prima commissione, mi sono dovuto porre un problema di proiezione esterna. Non siamo avulsi dalla realtà, siamo una delle istituzioni del Paese e la tempestività e la precipitazione di quell'istanza ha giocato un rapporto conflittuale tra ministro e Csm".
Il numero due di Palazzo dei Marescialli ribadisce che "tale questione doveva essere oggetto di esame della sesta commissione: ho dovuto faticare tanto, ho scritto a diverse personalità politiche, tanto è stata aspra la polemica dopo quella richiesta. Non siamo politici, ma non siamo lontani dalla politica". Mancino conclude di aver "sempre apprezzato le dichiarazioni del capo dello Stato, che ha dato ragione alla sesta commissione, ma anche all'ispezione". A qualcuno che, come il laico del Pdl, Gianfranco Anedda, accusa il Csm di ricalcare le posizioni dell'associazione magistrati, Mancino replica: "Mi sembra riduttivo dire che siamo una proiezione dell'Anm, rispetto alla quale non abbiamo alcun dovere di appiattimento".

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