Difendere il lavoro: in Provincia sono 23 i tavoli di crisi aperti
E’ una vigilia difficile del primo maggio. Il lavoro e la sua celebrazione diventano in questo anno così cupo per l’occupazione, occasioni più per contare le perdite che per festeggiare. Anche in una provincia come quella di Parma, dove la crisi ha colpito meno duro, quando si hanno di fronte i numeri di quello che sta succedendo si capisce quanto è andata già la scure. E’ accaduto stamattina in Provincia all’incontro d’apertura del Festival dei Diritti la cui decima edizione, ha ricordato in premessa l’assessore alle Politiche sociali Marcella Saccani, è stata dedicata al diritto al lavoro.
Gli interventi
A raccontare “A che punto siamo?” il presidente Vincenzo Bernazzoli, il vicepresidente e assessore alle Attività produttive Pier Luigi Ferrari, l’assessore al Lavoro e Formazione Manuela Amoretti.
I conti sono presto fatti: dall’inizio del nuovo anno è aumentato il ricorso ai Tavoli istituzionali che mettono insieme aziende e parti sociali alla ricerca di un accordo. Sono stati già 23 quelli svolti, insomma in quattro mesi hanno bussato alle porte della Provincia più imprese di quante lo avevano fatto nei cinque anni precedenti la crisi (60 in totale i tavoli dal 2004). Tavoli utili perché attraverso le procedure attivate hanno permesso di salvare 753 posti di lavoro, evitando altrettanti licenziamenti nelle aziende del nostro territorio. In più con i 600 accordi fatti, 1.300 persone hanno avuto accesso agli ammortizzatori in deroga.
In due anni sono raddoppiate le persone – 12mila in tutto – che si sono rivolte ai Centri per l’Impiego per cercare lavoro. L’attività di questi servizi della Provincia è stata per tanti un vero e proprio salvagente. Solo nel corso del 2009 sono quasi 6000 le persone che sono riuscite a rientrare nel mercato del lavoro, 4000 le persone che gli operatori hanno valutato per ricostruire il proprio progetto personale, 3000 quelle che sono state aiutate a portare avanti una propria ricerca del lavoro, 5000 le segnalazioni inviate alle aziende del territorio, 7000 i servizi specialistici di varia natura resi.
La fase più difficile
“Ho sempre pensato che il valore del lavoro sia il punto da cui partire – ha detto Bernazzoli – negli ultimi 10 anni il diritto al lavoro è diventato quasi secondario rispetto ad altri temi. Questa crisi ci fa vedere le cose come stanno e mette ancora più in evidenza che il punto da cui partire per affrontarla è l’occupazione. In questi mesi ci siamo concentrati sul lavoro, nonostante le difficoltà di bilancio abbiamo investito in modo che nessuno fosse lasciato solo e sostenuto il nostro sistema in modo che possano crearsi ulteriori occasioni”.
Secondo il presidente della Provincia la fase che si sta attraversando è la più complicata della crisi perché coinvolge imprese di medio grandi dimensioni come le due Bormioli (la Rocco di Fidenza, che occupa circa 650 persone, e la Luigi di Parma che ne occupa, solo a Parma oltre 800) la Fincuoghi che, con oltre 300 persone, riveste una importanza primaria per la montagna, a fianco della quale ci sono le sei aziende del gruppo dei motorini elettrici, che occupano a loro volta più di 300 persone. La Sidel, con i suoi quasi 1100 dipendenti, ha in atto un piano di ristrutturazione. Sullo sfondo rimangono i due casi della Battistero di Parma, che sta vivendo in questi momenti ore fondamentali per il suo futuro e l’Arquati si Sala Baganza attualmente gestita da una cordata di imprenditori locali in qualità di assuntori del concordato.
“ Siamo in un momento in cui le risorse umane sono a rischio, anche nelle piccole e piccolissime imprese dell’indotto – ha detto il vicepresidente Pier Luigi Ferrari – L'onda della crisi è arrivata anche all’agroalimentare che resiste di più di altri settori, ma situazioni come quelle dell'Eridania di Trecasali sono allarmanti e il settore dello zucchero sta ancora aspettando il mancato versamento da parte del Governo degli 86 milioni di euro concordati. Con i tavoli istituzionali noi mettiamo in gioco il peso autorevole della Provincia, con il sostegno delle forze sociali, per fare in modo che i danni occupazionali siano il più limitati possibile”.
“Siamo entrati in una nuova fase della crisi – ha spiegato Amoretti – rischiamo una perdita di posti di lavoro per i processi di ristrutturazione in corso che colpiscono anche i lavoratori a tempo indeterminato e in più si stanno concludendo cicli interi degli ammortizzatori sociali. Sono 2800 le persone che presto saranno privi di copertura che vanno ad aggiungersi agli oltre 4000 in cerca di lavoro senza ammortizzatori”. Numeri non piccoli sottolinea Amoretti “Ci sono famiglie intere che vivranno difficoltà. Se al primo posto c’è il diritto al lavoro subito dopo c’è il diritto ad essere tutelati anche quando si è fuori dal mercato del lavoro. Per questo la riforma degli ammortizzatori sociali è di una urgenza assoluta”.
Le prospettive
Se è vero che la Provincia di Parma non si sta risparmiando e sta usando leve come quelle della formazione e misure come l’indennità di frequenza per permettere a chi non è coperto da ammortizzatori sociali di accedere ai corsi, dietro l’angolo ci sono già ulteriori cambiamenti che rischiano di creare ulteriori difficoltà. Ne hanno parlato i rappresentanti dei sindacati intervenuti a margine dell’incontro di oggi. Dante Ghisani della Cisl segnala la situazione dei giovani per i quali “l’assenza del lavoro non sarà solo un dramma di per sé ma ad essa si aggiungerà anche il problema dell’obbligo di istruzione in apprendistato che, senza occupazione, rischia di venire meno e dunque che non sia completato il ciclo dell’istruzione”. Per Fabio Garavina anche nel nostro territorio “sta aumentando la fascia di popolazione che scoraggiata ha smesso di cercare lavoro. Occorre continuare a muoversi attraverso il coordinamento degli interventi e mettere in piedi opzioni strategiche per preparare il futuro”. Mauro Pinardi, Rsu della Uil-spl, ha posto l’accento sul fatto che “il lavoro è strettamente legato alla sicurezza sociale e la qualità di un paese si misura anche sulle tutele che vengono attivate per i lavoratori”. In una crisi che continua modificarsi, anche fra i poveri c’è chi sta peggio. Li nomina Hassan Bassi del Consorzio di Solidarietà. “la crisi spinge ancora più ai margini i soggetti svantaggiati”. Per loro una vita già difficile rischia di essere impossibile.

