Presidente Banca Monte: ecco i nomi nella “sfera” di Greci
Un'inchiesta del settimanale Il Nuovo, in edicola tutti i giovedì, fa luce sui possibili candidati alla carica di presidente della Banca Monte. Silenzio di antichi corridoi, confessionali lontani da occhi indiscreti, nomination dietro le quinte, questi i metodi per trovare il presidente di Banca Monte che deve succedere ad Alberto Guareschi senza neppure il divertimento irriverente e scanzonato dei reality. Una spolverata di assoluta serietà, come si conviene agli ambienti bancari, tra l’indifferenza delle istituzioni che sembrano osservare una puntata scritta da altri quando in realtà ne dovrebbero essere gli autori. Unica alzata d’orgoglio pare essere arrivata dal consiglio della Fondazione Monte che ha fatto sapere al presidente Greci di voler essere informato sull’evolversi della situazione in quanto non accetterebbe una proposta a scatola chiusa.
Ma quali sarebbero i nomi intorno ai quali sta lavorando il presidente che ripete come si stia muovendo lungo una linea pienamente condivisa con i soci, seguendo i tradizionali valori di autonomia e localismo, in sintonia con le direttive di Bankitalia? Sicuramente un volto nuovo in quanto lui non è intenzionato a scendere nell’arena come lo aveva invitato a fare il presidente dimissionario Alberto Guareschi.
Il candidato della prima ora rimane Massimo Varazzani, che trova nel sindaco di Parma un grande e risoluto sponsor. Parmigiano di nascita con elegante abitazione in viale Solferino, Varazzani è dal primo maggio in cerca di nuova occupazione dopo essere stato precocemente giubilato dalla poltrona di amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti dallo stesso ministero Tremonti che lo aveva espressamente voluto in quell’incarico. Ma il manager amato dal ministro berlusoniano più vicino alla Lega questa volta non avrebbe centrato la “cura” per risanare la banca del Tesoro arrivando a collezionare più di una tensione. Dal suo osservatorio deve essere diventato tuttavia buon conoscitore degli affari locali in quanto nelle sue mani sono passati i principali mutui per le grandi opere parmigiane, a cominciare da quello acceso dal ministero del Tesoro per finanziare la metropolitana di Parma e già nella disponibilità di Metro Parma nonostante la retromarcia ingranata del Comune.
La soluzione Varazzani potrebbe sposarsi con le mire espansionistiche del banchiere piacentino Beniamino Anselmi, consigliere dimissionario di Banca Monte in quota a Fondazione di Piacenza e Vigevano, ma soprattutto membro del cda della Banca Popolare di Milano dopo essere stato in lizza per la presidenza lo scorso anno. Presidenza che andò a Massimo Ponzellini, numero uno di Impregilo considerato interprete di quello schieramento politico-lobbistico che la Lega sta costruendo sotto la regia di Giulio Tremonti. Da tempo Bpm è interessata ad un’espansione territoriale e la Fondazione Piacenza e Vigevano potrebbe aprirle le porte del salottino di Banca Monte che ha bisogno di restayling.
Da contattare, nell’agenda di Greci, anche l’ex presidente di Cariparma nell’era Banca Intesa Giancarlo Forestieri. Docente alla Bocconi di Milano dove è responsabile dei corsi di “Sistema Finanziario” e di “Investment Banking”dopo esserlo stato per quindici anni dell’Università di Parma, Forestieri ha retto la carica di presidente di Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza dal 2003 al 2007 ed è rimasto nell’istituto di Piazza Garibaldi fino all’aprile scorso anche con l’arrivo dei francesi di Credit Agricole in qualità di vicepresidente.
Con lui l’asse potrebbe spostarsi nuovamente a Milano e a quell’Intesa che ha passato la mano su Parma per soddisfare gli obiettivi di fusione con Sanpaolo ma che non ha abbandonato le mire espansionistiche nel ducato. L’istituto di Corrado Passera tuttavia non potrebbe accettare un ruolo di gregario nella banca parmigiana. E quando si parla di finanza rispunta sempre il nome del banchiere considerato parmigiano che può vantare una carriera chilometrica quanto prestigiosa come Carlo Salvatori, l’asso che tutti vorrebbero calare ad ogni occasione, ma che si è dichiarato impegnato in altre faccende.
Il rebus per Greci si complica anche perché, oltre alla disponibilità dei singoli, dovrà tastare il polso ai soci di minoranza. Fondazione Piacenza e Vigevano, forte di proventi per oltre 13 milioni di euro e di un patrimonio netto di 390 potrebbe anche avere il fiato per accettare la sfida. Non parrebbe intenzionato il gruppo Sella che nell’ultimo anno ha cercato di sfilarsi da Palazzo Sanvitale. I giochi quindi sono ancora tutti aperti.


mettiamoci pure Ghirardi e Buzzi…….