Festival Verdi e sponsor: la musica è finita e gli amici se ne vanno
Il sovrintendente aveva chiesto aiuto ma le grandi aziende per ora si sfilano. Insomma, sponsor in ritirata dal Festival Verdi: Barilla punta sul fusillo e passa da 300mila a zero euro, l'Unione Industriali concede un terzo del contributo concordato. E' una delle ultime inchieste del settimanale Il Nuovo di Parma, in tutte le edicole di Parma e provincia a partire da giovedì.
di Paola Brianti
Il fusillo è prodotto più importante del Maestro in casa Barilla. Così per quest’anno il logo del re della pasta non comparirà sul cartellone del Festival Verdi: niente sponsor, niente soldi, niente marchio. È questo il forfait più evidente per il gruzzolo del Festival, scomparso tra le insidiose pieghe della recessione economica. Motivazione ufficiale data dal sindaco in consiglio d’amministrazione del Teatro: cambiamento di strategia nel marketing dell’azienda di Pedrignano, che, dopo un 2009 nero e una perdita da 101 milioni di euro, sposta tutti gli investimenti sul proprio prodotto. Se non è un fusillo non lo spingiamo, e siccome Verdi non è un fusillo dovrà fare a meno dei fondi dell’ormai ex main sponsor Barilla. Trecentomila euro.
In realtà, mormorano dai corridoi del Regio per non far sentire troppo la mancanza di quell’assegno, negli anni scorsi quello di Barilla era stato un investimento non del tutto disinteressato ma con ritorno, c’erano le cene del dopo opera “A tavola con Verdi” dell’Academia tutte a base di carboidrati, magari quest’anno si sta più leggeri. Ecco, in quanto a finanziamenti non ci sarà problema d’appesantimento. Eppure il defilarsi dell’azienda parmigiana per eccellenza, che l’anno scorso aveva tappezzato la città di braccia di direttori d’orchestra con in mano una spiga di grano, non deve essere passato inosservato se soltanto un paio di mesi fa il sindaco aveva dichiarato alla stampa: «Con il Festival finora ce la siamo cavata perché andiamo bene coi ricavi di biglietteria e abbiamo sponsor importanti come Fondazione Cariparma e Barilla».
E così Cariparma Crédit Agricole è rimasto solitario main sponsor dell’ottobre lirico, ma non senza aggiustamenti: aveva promesso 300mila euro, ne ha deliberati 150mila.
Il club che non c’è
Significativo anche il ripensamento dell’Unione parmense industriali, che aveva annunciato un assegno da 250mila euro, arriverà a 80mila. Meno di un terzo. Proprio a proposito degli industriali, solo qualche mese fa il sovrintendente Meli durante una commissione consiliare illustrando il bilancio aveva suonato la carica per il gotha di Palazzo Soragna, chiamato a salvare conti in profondo rosso. Diceva senza appoggiarsi a giri di parole il vertice del teatro, che si fa presto a parlar di musica, ma la musica bisogna anche alimentarla, mica solo sfilare alle prime a favore di telecamera.
Dopo poche settimane dall’appello aveva però anticipato che il 2010 sarebbe stato l’anno favorevole per dar vita a un club di imprese amiche del Teatro Regio: ce l’ha La Scala, ce l’ha la Fondazione Toscanini, sono i piccoli grandi mecenati sponsor che a loro volta sanno trovare sponsor. Ma il progetto è ad oggi naufragato: il Teatro di Parma dovrà correre più che mai da solo. Mettendo più di un milione di accantonamento e gli 850mila mila euro previsti dagli incassi da botteghino.
Anche Fondazione Monte Parma passa da un impegno pattuito di 150mila a un versamento effettivo di 75mila, che per i tempi che corrono rimane comunque un grosso sforzo, soprattutto perché a stanziare la somma sarà in realtà Banca Monte, che pur non navigando in buone acque ha deliberato l’importo da sponsor.
Si attendevano anche i 500mila euro su tutto il bilancio annuale per l’ingresso di Enìa, ma la multiutility non preme, la Fondazione tentenna e la modifica di statuto necessaria ad accogliere il nuovo socio non è ancora stata aggiunta.
Manca l’assegno della Provincia, importo non chiaro. Dovevano essere 500mila euro, poi il presidente Bernazzoli annunciò in consiglio che avrebbe dovuto giocoforza dimezzare la cifra, con la crisi non si scherza. Che cosa sia accaduto durante l’ultimo consiglio d’amministrazione della Fondazione Teatro Regio però, non è per niente chiaro. Mediaset invece anche quest’anno non darà un centesimo: l’accordo è passare spot gratis, e quest’anno a Roma non c’era traccia di Fedele Confalonieri, che aveva messo piede nel tempio della lirica locale ai tempi di Parma Capitale della Musica.
Portafogli allegri
Neo-socio che pare invece sborsare in allegria è la Camera di Commercio, 270mila euro dopo aver appena versato l’onerosa quota d’ingresso (500mila euro), ma sembra che per l’ente via Verdi il ritorno sia assicurato anche tramite ParmaIncoming, tour operator accreditato dal Teatro che gestisce pacchetti turistici e 1600 camere d’albergo. Il parrucchiere, il ristoratore e il negoziante hanno visto lontano, e sono loro le formiche che portano sulle spalle il peso economico del Festival.
La morale: rimane solo chi guadagna. E da Lorenzo il Magnifico grandioso mecenate, sono passati seicento anni ma sembra molto di più.


Che ci frega. Ci spostiamo in via Garibaldi e facciamo un bel "Movida Verdi Festival"!
Scusate e la grande, grandiosa azienda chiesi farmaceutici, il cui presidente siede nel consiglio della Fondazione Teatro Regio????????
Mah!!! Cosa è andato a fare nella fondazione ???? Per organizzare meglio la festa aziendale del 75??
non ci resta che piangere