I Giardini della Paura, speciale sulla tradizionale rassegna Horror
«L’orrore ha un volto, e bisogna farsi amico l’orrore… Orrore, terrore morale, dolore sono i tuoi amici, ma se non lo sono essi sono nemici da temere. Sono dei veri nemici». Questo volto pressante e repulsivo della paura, di cui parla Marlon Brando con la voce demoniaca di Apocalypse Now, bisogna farselo amico con tutto quello che comporta: perturbanza della scoperta e stridore dell’interiorità.
Che il terrore sia prima di tutto dentro di noi ce lo insegna da un decennio una rassegna d’horror d’autore davvero unica in Italia per concezione d’autore e passione degli spettatori. “I giardini della paura” tornano allo spazio dei Giardini di San Paolo dal 14 luglio al 1° settembre, tutti i mercoledì alle 21.30. Il programma dell’undicesima edizione scava nei classici (I racconti del terrore e Due occhi diabolici), sfida come da tradizione il trash (Zora la vampira), parla del cinema americano del presente (Cabin Fever, Vacancy e Drag Me to Hell) e, per mano di Matteo Barbacini dell’Ufficio Cinema del Comune di Parma, tira fuori dal cilindro la solita chicca da aspettare spuntando i giorni sul calendario (nientemeno che La cavalcata dei resuscitati ciechi).
Fedeli al gusto di un pubblico assetato di sangue, i “Giardini della paura” raccontano un’anima che abbraccia senza ritegno l’imprescindibile (in questo caso il gigante Rec 2), senza perdere di vista variazioni originali come quella di Sam Raimi (imbroglione e divertente in Drag Me to Hell).
Orrore, dolore e terrore morale pronti ogni mercoledì notte al solo costo del coraggio necessario per tornarci di settimana in settimana. Per farsi amico un nemico.
Un’annata horror dalle radici alle fronde
I “Giardini” sono anche l’occasione per fare il punto su un anno di cinema horror. Un’ultima stagione che, pur senza capolavori sconvolgenti, va in cantiere come una delle migliori per la varietà delle proposte, a partire dall’apertura Veneziana. La Mostra del 2009 ha portato in concorso il maestro George Romero (debolissimo, purtroppo, il suo Survival of the Dead) e il folle Shinya Tsukamoto (il sempre più meccanico Tetsuo), dando il meglio di sé nelle sezioni collaterali con due bombe come Rec 2 e La Horde, che prima o poi vedremo anche nelle nostre sale. A questi la programmazione ha affiancato diversi titoli più o meno scostanti, con qualche bufala come Paranormal Activity (interessante, ma non è un horror) e diverse rinunce clamorose (dal mercato francese si pesca poco e invece ci sarebbe tanto).
Con discreti incassi, le produzioni americane si sono divise tra remake dei classici (Halloween II, La città verrà distrutta all’alba, Piranha e Nightmare) e contaminazioni del genere con elementi da commedia (Drag Me to Hell, Benvenuti a Zombieland e The Hole). E se da oriente le conferme arrivano dalle cinematografie meno conosciute (la Tailandia, ad esempio, con le punte di Slice e Phobia 2), il clamoroso colpo di scena è stata la rinascita dell’horror italiano con Shadow di Federico Zampaglione che – pare incredibile – ha coniugato l’amore per i classici con le scoperte delle ultime generazioni dell’incubo.
11 anni in preda all’incubo
A rimettere le cose a posto ci ha pensato Marco Giusti nei giorni della rivoluzione, ovvero Venezia 67, l’edizione del 2006 della Mostra del Cinema che con il focus “Storia segreta del cinema italiano” ha riabilitato horror, poliziottesco e western all’italiana mettendoci sopra la faccia di Quentin Tarantino, perché ci ha dovuto insegnare lui che in casa avevamo un tesoro. Giusti diceva: «Allora non lo sapevamo. E non potevamo certo immaginare che vent’anni dopo il nostro cinema horror avrebbe raccolto un culto così grande in ogni parte del mondo».
È stata una rassegna che ha fatto più di un danno – da allora ogni revival, anche il più trucido, è diventato non solo lecito ma auspicabile – eppure riappropriarsi del sistema dei generi pare tra le poche vie certe per rinfrescare il cinema italiano. Ma c’è qualcuno che ci era arrivato anche prima e per una volta Parma si è conquistata un posto di primo piano in questa vicenda. In tempi non sospetti – quando parlare di riscoperta dei b-movie era un tabù ancora da sfatare – l’Ufficio Cinema del Comune si è inventato una rassegna ai limiti dell’interesse di nicchia, un luogo arcano in cui ogni estate il pubblico può scoperchiare le tane nere lovecraftiane e riappropriarsi del sano gusto della paura. Matteo Barbacini organizza da 11 anni “I Giardini della Paura” riscattando un genere pieno di appassionati finalmente liberati dal pesco dell’ombra. Una vera esplosione di pubblico, subito affermatasi senza fare grossi lanci pubblicitari e arrivata a risultati addirittura imbarazzanti, come la volta che per vedere Profondo rosso si sono presentate ai Giardini di San Paolo quasi mille persone.
La prima edizione era dichiaratamente un omaggio ai maestri italiani, da Mario Bava (I tre volti della paura) a Dario Argento (L’uccello dalle piume di cristallo), Lucio Fulci (Sette note in nero), Riccardo Freda (L’orribile segreto del Dr. Hitchcock) e Antonio Margheriti (Danza macabra). Un’impostazione all’italiana prolungata per tre edizioni che pescavano a piene mani dai classici ai b-movie rintracciati nelle cineteche. Esaurita la materia prima, dal terzo anno si passa dagli spaghetti all’hamburger, prima alternando horror italiani e americani, e ora raccogliendo un po’ il meglio della produzione internazionale.
Oggi i “Giardini” continuano la loro raccapricciante funzione, restando un po’ in bilico tra il successo conquistato e la tentazione di farsi vero festival con un peso nazionale. Un passo che, non compiuto, assomiglierebbe ad una terribile occasione sprecata.
Avrai il coraggio di tornarci?
a cura di MIchele Zanlari
UNO PER UNO, TUTTI I TITOLI DELLA ELETTRIZZANTE EDIZIONE 2010
14 luglio
Drag Me to Hell di Sam Raimi (Usa, 2009)
La promessa dell’orrore è la conquista dell’orrore. Anche in una veste per ragazzi che rinuncia agli aspetti più duri del genere e si mette a contatto con alcune forme della commedia. Sam Raimi mette un attimo da parte Spiderman e torna al primo amore dell’horror con l’astuzia di chi mescola le carte e si serve un jolly di prima mano. Drag Me to Hell è qualcosa di diverso dal solito film di paura: più giocoso che drammatico, più ad effetto che spaventoso. Raimi affronta l’incubo con il sorriso, muta in demoniaco il volto capitalistico della società americana, ma mantiene la cornice di un film quasi per famiglie per il divertimento che ci mette dentro. Un ibrido interessante, un nuovo punto di partenza.
21 luglio
I racconti del terrore di Roger Corman (Usa, 1962)
Dopo il terrore del presente ecco la paura d’annata. Per il secondo appuntamento va in scena il classico di Roger Corman del 1962. Quasi cinquant’anni ma portati per niente male, anche perché i testi di partenza dei tre episodi sono sceneggiati da Richard Matheson sui racconti di Edgar A. Poe e la materia è ampliamente ben frequentata da Corman, peraltro qui quasi al massimo della forma.
28 luglio
Rec 2 di Jaume Balagueró e Paco Plaza (Spagna, 2009)
Eh sì, è il vertice dell’intera stagione. Balagueró torna sui passi del suo capolavoro e mette insieme un secondo tempo ancora più folle nei corridoi in soggettiva abitati dall’incubo. C’è qualche personaggio in più, alcune premesse in meno ed un’implicazione demoniaca che regge il gioco con divertita eleganza. Chi ha amato la brava protagonista non resisterà alla sua “trasformazione”. Geniale, insostenibile e per niente concluso, dato che il materiale per il terzo tempo è già apparecchiato.
4 agosto
Due occhi diabolici di George A. Romero e Dario Argento (Usa/Italia, 1990)
Ancora Edgar A. Poe e ancora due maestri come Romero e Argento. Addirittura, la novella di partenza “La verità sul caso di Mr Valdemar” è la stessa rappresentata da Roger Corman ne I racconti del terrore per un interessante dialogo a distanza. Il film a episodi nasce per rinverdire i fasti dei due autori. Qualche effetto buono per il gusto del pubblico dei “Giardini”.
11 agosto
Cabin Fever di Eli Roth (Usa, 2002)
Esordio spettacolare per il giovane autore che ha raggiunto il culto un paio di anni dopo grazie al dittico di Hostel. Figlioccio di Tarantino, per il quale ha girato anche un segmento di Bastardi senza gloria, Eli Roth è un geniale masticatore del genere. Porta sempre in scena l’adolescenza e ne buca i limiti con introspezioni di scioccante inopportunità.
18 agosto
Zora la vampira dei Manetti bros. (Italia, 2000)
Eccolo lo spirito più originale dei “Giardini della Paura”: l’horror casereccio, il film che vai a vedere con la predisposizione al sorriso più che allo spavento. Tutto è sgualcitissimo, ma non si può dire che i Manetti non conoscano il cinema. E non sappiano divertirsi girando anche con qualche attore di peso.
25 agosto
Vacancy di Nimród Antal (Usa, 2007)
Ha convinto tutti il primo film americano di Nimród Antal, un horror di grande regia con un cast importante per tornare a quella centralità del genere che si persa da un paio di decadi. Il solo limite è quello di essere parecchio fedele alle agghiaccianti impostazioni di Them, film di David Moreau e Xavier Palud di cui Vacancy è indirettamente il remake. Non rivoluzionario come l’originale ma comunque grande. È di questi giorni l’uscita in sala del nuovo film di Antal: il promettente Predators.
1 settembre
La cavalcata dei resuscitati ciechi di Amando De Ossorio (Spagna, 1973)
Un manipolo di feroci templari zombie semina il terrore durante una sagra di paese. Di più non saprei dire. Qualche spezzone su You Tube comunque lo si trova. Siamo alla follia pura, una di quelle follie che è meglio non lasciarsi scappare.
Inizio spettacoli ore 21.30 con accesso da Via Melloni ad ingresso libero.
Informazioni:
Ufficio Cinema – Comune di Parma
Tel. 0521.031035 – www.ufficiocinema.it
cinema@comune.parma.it

