Felino: la centrale biogas che fa litigare residenti e agricoltori
La richiesta di un’azienda agricola di Felino (tra Felino e Pilastro) per costruire una centrale biogas ha scatenato la reazione di un centinaio di residenti che hanno protestato vibratamente. La richiesta dell’azienda è stata regolarmente presentata ai comuni di Felino e Sala Baganza, ma anche alla Provincia, Arpa e Ausl e ora si attende una risposta. L’obiettivo dell’azienda agricola è quello di produrre energia pulita in un’area di sua proprietà. Fin qui niente di strano. Il problema lo hanno creato i residenti della zona contrari alla nascita di una centrale biogas nel bel mezzo di un complesso residenziale. Non è un problema di inquinamento, fanno sapere i residenti che presto potrebbe dare vita ad un comitato, ma la svalutazione dei terreni e la produzione di mais insilato per alimentare la centrale; una coltura che anni fa è stata bandita dal Consorzio del Parmigiano Reggiano. Al momento le istituzioni non hanno ancora rilasciato le dovute autorizzazioni per la nascita della nuova centrale.


Una centrale a biogas, per avere significato ecologico, deve essere impiantata in un podere agricolo dotato di una stalla nelle vicinanze. Altrimenti, in un altro contesto, ha altri significati, magari economici (legittimi) o speculativi basati sugli incentivi erogati dagli enti pubblici (non sempre legittimi) o quelli tipici dei furbetti del quartierino (assai scarsamente legittimi).
Credo che la domanda che dobbiate farvi è semplicemente la seguente: perchè sono stati “costretti” a scegliere questa posizione, a 300mt da un centro abitato? Deve esserci un motivo che a me (forse) sfugge, dal momento che:
l'azienda agricola che promuove l'investimento è ubicata altrove, quindi non ha filiera in loco; vale a dire che non ha né una casa colonica, né una stalla, né magazzini, né macchinari, solo piccolo un appezzamento di mais…;
dovrà quindi sostenere maggiori costi sia per l'insediamento che per la movimentazione quotidiana dei materiali necessari (biomasse vegetali, liquami animali, smaltimento dei residui…;
in loco sono totalmente assenti le infrastrutture necessarie, non ci sono strade, reti elettriche adeguate etc;
era del tutto ragionevole aspettarsi che una popolazione (distante 300mt) consapevole e informata si opponesse a tale progetto, e che le altre (vere) aziende agricole che circondano il sito prescelto e che producono pomodoro, foraggio, latte non accettassero un insediamento che pare abbia ricadute sulla qualità delle loro produzioni (problematiche relative alla migrazione delle spore).
Ultima domanda: chi ha tenuto nascosto il progetto fino a una settimana fa?