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Finanza: la salvezza di Banca Monte passa da Fondazione Cariparma

Le istituzioni locali accenderebbero volentieri un cero sulla strada che porta a Palazzo Bossi Bocchi, sede della Fondazione Cariparma. Dopo il “no” di Popolare di Milano che voleva la maggioranza di Banca Monte ora la salvezza in salsa locale passa attraverso un intervento (“di beneficienza” lo hanno apostrofato chi guarda ai freddi numeri) della ricca cugina guidata da Carlo Gabbi. Se il passo lo ha fatto Fondazione Piacenza e Vigevano perché non lo può fare Parma, questa la litania che si respira nei corridoi felpati dove si stanno consumando gli incontri. Perché sono trattative lunghe e sotterranee quelle che devono indurre i dodici del consiglio generale a sganciare decine di milioni di euro per un istituto con un deficit da 15 milioni, pesantemente redarguito da Bankitalia. Questa è l’ipotesi più caldeggiata da Comune e Provincia insieme a Camera di commercio e Università in quanto consentirebbe di mantenere un’attenzione più mirata sul territorio ma anche di lavare i panni sporchi in famiglia. Ha generosamente erogato credito agli imprenditori locali Banca Monte, ha supportato Stt nel chiacchierato acquisto dell’area dell’ex mercato bestiame di proprietà del Comune stesso, ha salvato la squadra cittadina uscendo dai ranghi classici di un istituto bancario. E’ protagonistadel tessuto economico.

Tuttavia solo un interesse di “forza maggiore” parrebbe poter smuovere le obiezioni che si registrano all’interno della Fondazione stessa: un investimento in Banca Monte non produrrebbe reddito per molto tempo mentre le richieste di erogazioni sono sempre più pressanti. Chi ha controllato i conti di BM con l’occhio esperto non vede di buon occhio l’operazione. Inoltre Cariparma, che si considera a tutti gli effetti  banca del territorio contando sul 15% in mano alla Fondazione, non ha alcuna voglia di imbarcare nel gruppo la cugina povera.
Ma potrà mai un consigliere come il presidente di Proges Antonio Costantino, nominato dal Comune, fornitore del Comune, socio del Comune dire di no al Comune? Così come si fa scomoda la posizione di altri chiamati ad occupare un posto prestigioso dagli stessi enti che ora premono per una soluzione soft. Paolo Andrei è nel cda per Upi mentre Gino Carrani siede nel consiglio con Marco Manfredi, vicedirettore di Mediaset, e l’avv. Carmelo Panico per il Comune di Parma. Andrea Chiesi, erede della dinastia farmaceutica, per la Provincia che ha comunanza di intenti con Gian Paolo Dallara del cda mentre don Alfredo Bianchi è espressione della Curia.
La proposta che l’ex consigliere Paolo Paglia aveva buttato sul tavolo prima di essere decapitato (lui parlava di una fusione tra le due Fondazioni bancarie) è tornata prepotentemente alla ribalta.

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