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“Stt sta cumulando debiti spaventosi che finiranno per ricadere sul Comune”

Parma capitale del culatello e dei Borbone, capitale della musica e del freesby si è potuta fregiare anche del titolo di capitale della finanza creativa. Glielo attribuirono i giornali ai tempi del crack Parmalat ma la definizione che la inchioda a pesanti responsabilità sta tornando in auge a causa della strada allegramente sperimentata dall’amministrazione comunale che si vanta di alleggerire i bilanci portando all’esterno finanziamenti e debiti.

Un sistema che un esperto come Ivan Cicconi – scrive il settimanale Il Nuovo di Parma, in edicola tutti i venerdì -, dirigente e saggista oltre che attuale direttore di Itaca l’associazione delle Regioni per la trasparenza negli appalti, non esita a definire «la nuova tangentopoli». Un germe pericoloso quello delle società partecipate che sta infettando le cellule del potere con una mutazione subdola ma non meno devastante di quella che colpì la famigerata Prima repubblica. In Italia sono 7000 le società partecipate e i consorzi con un esercito di quasi 25mila “rappresentanti” ad occupare poltrone solitamente ben retribuite. Parma in questa giungla si distingue per numero, una quarantina, e per tipologia con Stt che la fa da padrona imprimendo una decisa virata del sistema. «Il prototipo della finanza creativa», la definisce Ciccone che spiega in modo chiarissimo i danni del meccanismo: «Il Comune di Parma, che la controlla al 100%, cede a Stt il patrimonio; con quel finto “bottino” la partecipata ottiene credito dalle banche, finanzia le opere pubbliche e tiene “pulito” il bilancio del Comune. Un po’ come le cartolarizzazioni di Tremonti. Una sorta di amministrazione parallela, che però sta cumulando debiti spaventosi che finiranno per ricadere sul Comune».
Ma Stt possiede un vizio di forma e di sostanza per il direttore di Itaca che la rende unica: è illegale. «Il primo Decreto Bersani, quello sulle cosiddette liberalizzazioni, all’art. 13 stabilisce che le società partecipate dagli enti pubblici, a parte il fatto che non possono fare attività di mercato, non possono avere partecipazioni in altre società. Quindi la holding Stt, partecipata al 100% dal Comune di Parma, non può avere partecipazioni in altre società mentre Stt ha concentrato in sé le partecipazioni che aveva il Comune di Parma. Nessuno ricorre perché c’è un opposizione che non sa, che si attacca ai cavilli e non conosce questa contraddizione di fondo. La norma è chiarissima».
Ma nel paese delle libertà la “civica” Stt non può avere partecipazioni. E le ha. Non può fare attività di mercato. E le fa. In barba alla legge. Perché nessuno denuncia, perché l’argomento è materia complicata.

Un’aggravante nel modello che Parma ha abbracciato. «Le società partecipate e il project financing sono due fattori dirompenti nell’Italia di oggi – sostiene Cicconi – un modo per scaricare sul futuro i costi, per alimentare un debito nascosto sempre più imponente che ci porterà nel giro di pochi anni a un crack che in confronto la Grecia ci sembrerà la primavera».
Le società come Stt «sono macchine per costruire debiti futuri o per caricare nella gestione correnti costi di investimenti privati e molto onerosi» continua il direttore di Itaca che porta ad esempio il project financing per costruire la sede unica degli uffici comunali di Bologna, giunta Guazzaloca. Fotocopia di quello di Parma. «Il palazzo costava 75 milioni di euro che il sindaco non aveva. Si è avvalso quindi del project. Ma il privato deve rientrare dall’investimento quindi il Comune di Bologna si è impegnato a pagare un canone annuo di 9,5 milioni di euro per 28 anni. Siccome non sono investimenti pubblici non vanno ad intaccare il vincolo del patto di stabilità. Ma i conti emergono quando si avvia la gestione e il comune inizia a pagare il canone».
Ecco spiegato come le società miste e i project creano un debito nascosto, «una bomba che prima o poi esploderà – afferma Cicconi – perché è pari al valore del debito pubblico».
Un debito  nascosto, spostato nel futuro, «spesso guidato da manager lottizzati e incompetenti, scelti tra gli amici degli amici», conclude Cicconi nella sua impietosa analisi che seziona anche la petite capitale della finanza creativa.

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5 Risposte per ““Stt sta cumulando debiti spaventosi che finiranno per ricadere sul Comune””

  1. Gerry scrive:

    Per fortuna c'è qualcuno che ne parla,a ltrimendi andrà a finire come con la Parmalat. che tutti sapevano ma nessuno parlava.

  2. marcello scrive:

    siamo in Italia cara Indignata e i conrolli non esistono perche' i controllori sono i controllanti. quindi…..

  3. Indignata scrive:

    Aiuto! ma possibile che non ci sia un benedetto sistema di controllo prima che salti tutto per aria? non ci sono la finanza, il procuratore, i revisori dei conti, qualcuno all'opposizione che legga un bilancio e faccia quello che deve fare. Anche questa volta dobbiamo ritrovarci tutti in mutande – il comune siamo noi – prima che parta il coro "ma lo si sapeva da tempo". Questa volta possiamo intervenire prima che sia troppo tardi?

  4. pippo scrive:

    c è aria di un nuovo mega crack….

  5. Carlo scrive:

    Il solito gioco delle poltrone e della spartizione della torta si è evoluto: così possono dividere la torta in 10 fette e distribuirne addirittua 12 o 13…. Ma del resto siamo nella patria della Finanza Creativa…..

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