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	<title>ParmaOggi.it &#187; Economia</title>
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	<description>Quotidiano online di Parma e Provincia</description>
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		<title>Inflazione in lieve calo, +3,2% a gennaio. Ma il carrello-spesa aumenta del 4,2%</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 12:07:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia ed Estero]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;inflazione tendenziale in lieve frenata a gennaio. Secondo le stime preliminari dell&#8217;Istat, l&#8217;indice nazionale dei prezzi al consumo per l&#8217;intera collettivita&#8217; (Nic), comprensivo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente e del 3,2% nei confronti di gennaio 2011. Era a +3,3% a dicembre 2011.  L&#8217;inflazione acquisita per il 2012, sottolinea l&#8217;Istat [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/showImage298.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-80401" title="Roma, 4 luglio 2007 . Supermercato" src="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/showImage298.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a>L&#8217;inflazione tendenziale in lieve frenata a gennaio. Secondo le stime preliminari dell&#8217;Istat, l&#8217;indice nazionale dei prezzi al consumo per l&#8217;intera collettivita&#8217; (Nic), comprensivo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente e del 3,2% nei confronti di gennaio 2011. Era a +3,3% a dicembre 2011. <br />
L&#8217;inflazione acquisita per il 2012, sottolinea l&#8217;Istat che oggi ha diffuso i dati provvisori, e&#8217; pari all&#8217;1,6%. L&#8217;inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, e&#8217; stabile al 2,4%. Al netto dei soli beni energetici, il tasso di crescita tendenziale dell&#8217;indice dei prezzi al consumo scende al 2,2% dal 2,3%, di dicembre.<br />
Il rallentamento dell&#8217;inflazione deriva dal lieve aumento del tasso di crescita tendenziale dei prezzi dei beni (+3,9%, dal +3,8% di dicembre 2011), piu&#8217; che compensato dal calo di quello dei servizi (+2,3%, dal +2,5% del mese precedente). Come conseguenza di tali andamenti, il differenziale inflazionistico tra beni e servizi aumenta di tre decimi di punto rispetto al mese di dicembre.<br />
A gennaio, da un punto di vista settoriale, il piu&#8217; rilevante effetto di sostegno alla dinamica congiunturale dell&#8217;indice generale deriva dai Beni energetici regolamentati (+3,5%) e da quelli non regolamentati (+4%).<br />
I prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza aumentano dello 0,8% su base mensile e del 4,2% su base annua (+4,3% a dicembre).Sulla base delle stime preliminari, l&#8217;indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) diminuisce dell&#8217;1,8% su base mensile e aumenta del 3,4% su base annua, in decelerazione di tre decimi di punto percentuale rispetto a dicembre 2011 (+3,7%).</p>
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		<title>Parmigiano-Reggiano: quotazione record nel 2011, +18% sul 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 16:20:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono stati necessari otto anni segnati da una pesante crisi e da una lenta ripresa, ma nel 2011 il Parmigiano-Reggiano è riuscito a superare le quotazioni medie toccate nel 2003, l’annata migliore del decennio 2000-2010. I prezzi all’origine si sono infatti attestati, lo scorso anno, sulla media di 10,76 euro/kg, mentre nel 2003 si collocarono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/Quotazioni2011-Img2.jpg"><img src="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/Quotazioni2011-Img2-150x150.jpg" alt="" title="Quotazioni2011-Img2" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-80153" /></a>Sono stati necessari otto anni segnati da una pesante crisi e da una lenta ripresa, ma nel 2011 il Parmigiano-Reggiano è riuscito a superare le quotazioni medie toccate nel 2003, l’annata migliore del decennio 2000-2010.<br />
I prezzi all’origine si sono infatti attestati, lo scorso anno, sulla media di 10,76  euro/kg, mentre nel 2003 si collocarono a 9,25 euro/kg.<br />
Il “sorpasso”, sfiorato nel 2010, quando i prezzi medi all’origine si posizionarono a 9,14 euro/kg, è avvenuto soprattutto grazie al buon andamento del primo quadrimestre 2011 (picco in aprile, con 11,45 euro/kg di media mensile), cui ha fatto seguito un ripiegamento delle quotazioni (10,40 euro/kg la media di luglio) e, infine, la stabilità degli ultimi quattro mesi con 10,50 euro/kg.<br />
Rispetto al 2010, dunque, l’incremento delle quotazioni si è attestato di poco al di sotto del 18%, “ed è un valore – sottolinea il presidente del Consorzio del Parmigiano-Reggiano, Giuseppe Alai – che ha finalmente restituito ai produttori quella redditività e quella possibilità di investimento che è mancata per molti anni”.<br />
Non è allora casuale il dato che indica nel 7,1% l’incremento della produzione 2011 (3.231.862 forme, per un valore, all’origine, di 1,215 miliardi di euro), cioè quasi il triplo rispetto al +2,44% del 2010.</p>
<p>“Un valore molto alto, ma grazie alle azioni che sono state messe in atto in campo commerciale – spiega Alai – non siamo in situazione di allarme: le scorte hanno registrato un aumento modesto e fisiologico (un 11,5% in più, equivalente però a sole 84.000 forme e a livelli identici a quelli del 2009); il +4,2% delle esportazioni è un buon dato e lo sono, soprattutto, i ritiri effettuati dalla società I4S, che interessano oltre 180.000 forme destinate a mercati e tipologie di consumo diversi da quelli interni”. “Resta però il fatto – e qui Alai non nasconde qualche preoccupazione – che la crescita produttiva va riportata rapidamente entro limiti sopportabili da un mercato che ha già penalizzato duramente i produttori”.<br />
“L’approvazione dei criteri di gestione dei piani produttivi da parte dell’Assemblea dei soci del novembre scorso, con gli annessi contributi consortili aggiuntivi per chi sforerà i tetti produttivi – sottolinea il presidente del Consorzio – è in tal senso incoraggiante, ma l’obbligo del governo della produzione per garantire redditività ai produttori non è legato soltanto alla coerenza rispetto alle capacità di assorbimento del mercato”. “La storia ci dice che il calo dei consumi e delle quotazioni – spiega Alai – si lega in modo evidente alle repentine ed ampie oscillazioni dei prezzi al dettaglio, che tendono a disorientare i consumatori e ad abbassarne la fidelizzazione”.</p>
<p>“Il problema – sostiene Alai – non è solo nostro, ma riguarda tutti i principali formaggi duri italiani, e primariamente quelli a lunga stagionatura. Tra questi, il Parmigiano-Reggiano è quello che nel 2011 ha registrato il minor incremento dei prezzi al consumo nei punti vendita italiani (+14,7% contro punte di oltre il 20% per altri duri), ma i prodotti similari d’importazione sono rimasti ben al di sotto di questi dati, facendo segnare un’oscillazione limitata al +6,5%: pur con prezzi non dissimili o pressoché identici a quelli di tanti prodotti italiani, il risultato, come accade da anni, è che  questi  ultimi  hanno  guadagnato 2.000  tonnellate di vendite nella Gdo, mentre sono calati i consumi interni delle nostre migliori Dop, con una flessione che si è attestata appena al di sotto del 4% per il Parmigiano-Reggiano grazie al buon andamento dei consumi extradomestici”.</p>
<p>Ed è proprio su questi che punta il Consorzio di tutela, nel cui mirino vi sono il canale ho.re.ca., le esportazioni (oggi il 32% del totale delle vendite, con l’Europa che ha brillato nel 2011, con un +7,7%, mentre gli Usa hanno ceduto il 5,1% dopo il +30% del 2010), i prodotti innovativi a base di Parmigiano-Reggiano (snack, rilancio del monodose “Mito” con due nuove aziende in produzione, barrette, formaggini, sottilette, ecc.) e il vending, quella distribuzione automatica che strizza l’occhio soprattutto al fuori casa, al fuori pasto e ai giovani.<br />
A queste linee si lega dunque quella “stabilità dei redditi” di cui parla Alai a proposito di 383 caseifici artigianali (9 in meno rispetto al 2010) e di 3.558 allevamenti (96 in meno), ma su tutto, ribadisce il direttore del Consorzio, Leo Bertozzi, resta la necessità di una buona gestione della produzione, che ci ha visti anticipatori – già nel 2006 – di quei piani produttivi che la UE sembra finalmente orientata ad assegnare come compito ai Consorzi di tutela.</p>
<p>“Vedremo nei prossimi mesi se questi principi di governo della produzione andranno in porto – conclude Bertozzi – ma intanto questa linea italiana si è affermata, grazie all’intelligente lavoro del presidente della Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo, Paolo De Castro, il cui contributo è stato certamente importante anche per l’approvazione definitiva, in sede UE, di quel nuovo disciplinare del Parmigiano-Reggiano che è entrato in vigore alla fine dell’agosto 2011, legando ancor di più il prodotto al territorio ed imponendo anche quel confezionamento in zona di origine che entrerà in vigore tra otto mesi”.</p>
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		<title>Cresce il divario tra prezzi e salari Famiglie perdono 342 euro l&#8217;anno</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 11:42:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[La fiducia dei consumatori che si attesta ai livelli minimi dal 1996 e il divario tra l&#8217;aumento dei salari e la crescita dei prezzi che raggiunge il livello più alto dall’agosto del 1995. E&#8217; questa la fotografia dell&#8217;Italia tracciato dall&#8217;Istat che, per quanto riguarda le retribuzioni contrattuali orarie, rileva nella media del 2011 una crescita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/soldi_manno_web-400x300.jpg"><img src="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/soldi_manno_web-400x300-150x150.jpg" alt="" title="soldi_manno_web--400x300" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-79470" /></a>La fiducia dei consumatori che si attesta ai livelli minimi dal 1996 e il divario tra l&#8217;aumento dei salari e la crescita dei prezzi che raggiunge il livello più alto dall’agosto del 1995. E&#8217; questa la fotografia dell&#8217;Italia tracciato dall&#8217;Istat che, per quanto riguarda le retribuzioni contrattuali orarie, rileva nella media del 2011 una crescita dell’1,8% rispetto all’anno precedente. Il dato più basso dal 1999.</p>
<p>A dicembre le retribuzioni restano invece ferme su novembre mentre aumentano dell’1,4% su base annua, registrando il valore tendenziale è il più basso dal marzo del 1999. A dicembre, inoltre, la forbice tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,4%) e il livello d’inflazione (+3,3%), su base annua, ha toccato una differenza pari a 1,9 punti percentuali. Si tratta del divario più alto dall’agosto del 1995. Quanto al 2011, fa sapere sempre l’Istat, la forbice tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,8%) e il livello d’inflazione (+2,8%) raggiunge un divario pari a 1 punto percentuale. E anche in questo caso si tratta dello scarto più forte dal 1995.</p>
<p>&#8221;Oltre ai sempre più gravi dati diffusi dall&#8217;Istat, i redditi delle famiglie, secondo quanto rilevato da un&#8217;indagine di Bankitalia, risultano inferiori addirittura a quelli del 1991&#8221;, denunciano in una nota congiunta Adusbef e Federconsumatori che rilevano come &#8220;il potere di acquisto delle famiglie a reddito fisso è diminuito dell&#8217;1,9%. Questo significa, per una famiglia media monoreddito che percepisce un reddito 1.500 euro al mese una diminuzione del potere di acquisto pari a 342 euro l&#8217;anno, mentre nel caso il reddito percepito sia di 2.000 euro al mese la diminuzione del potere di acquisto è pari a 456 euro l&#8217;anno. Le prime previsioni dell&#8217;O.N.F. &#8211; Osservatorio Nazionale Federconsumatori &#8211; prospettano inoltre nel 2012 un aumento pari a 392 euro a famiglia solo per quanto riguarda il settore alimentare. Aggravi, tra l&#8217;altro, destinati a peggiorare anche sulla spinta degli aumenti determinati dalla serrata dei tir&#8221;.</p>
<p>Con riferimento ai principali macrosettori, a dicembre le retribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale del 2% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione. I settori che invece a dicembre presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi e attività dei vigili del fuoco (per entrambi +3,1%). Nella media del 2011 aumenti significativamente superiori alla media si osservano nei comparti militari–difesa (3,3%), forze dell’ordine (3,1%), gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi (3%). Le variazioni più contenute si osservano, invece, per ministeri e scuola (per entrambi l’aumento è dello 0,2%), regioni e autonomie locali e servizio sanitario nazionale (0,3% in ambedue i casi).</p>
<p>Di fronte a questo scenario &#8221;quello che ci sorprende è che il Governo non si decida ancora ad intervenire per risollevare la situazione&#8221;, affermano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef. E&#8217; necessario, infatti, rilevano, &#8221;agire con maggiore coraggio e determinazione sul versante delle liberalizzazioni, ad oggi affrontate in maniera ancora troppo timida. Inoltre e&#8217; indispensabile, da un lato, avviare verifiche e controlli per contrastare le intollerabili speculazioni in atto e, dall&#8217;altro, rilanciare gli investimenti per lo sviluppo e la ricerca, fondamentali per una ripresa dell&#8217;economia&#8221;.</p>
<p>Per quanto riguarda la fiducia dei consumatori, a gennaio resta stabile a 91,6, lo stesso livello già registrato a dicembre, che corrisponde al valore più basso dal 1996, ovvero dall&#8217;inizio delle serie storiche confrontabili. Ma se da una parte peggiora l&#8217;indice relativo alla componente economica (da 77,1 a 75,3), dall&#8217;altra migliora quello riferito alla situazione personale degli intervistati (da 97,3 a 97,9).</p>
<p>Guardando alle altre variabili, a gennaio scende l&#8217;indice che misura le previsioni a breve termine (da 82,5 a 78,4), mentre sale quello relativo alla situazione corrente (da 98,4 a 102,3). In particolare, si deteriorano le aspettative sull&#8217;andamento generale dell&#8217;economia Italiana (il saldo scende da -56 a -67) e crescono le aspettative di disoccupazione (da 87 a 97 il saldo delle risposte). Circa i prezzi al consumo, il saldo dei giudizi sull&#8217;evoluzione recente aumenta da 65 a 69 e quello sull&#8217;evoluzione nei prossimi dodici mesi diminuisce da 58 a 57. A livello territoriale il clima di fiducia dei consumatori migliora nel Nord-ovest e nel Mezzogiorno e peggiora nel Nord-est e al Centro.</p>
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		<title>Credito delle imprese: nel 2011 a Parma +20%</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 09:39:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Contrariamente alle previsioni espresse da alcuni analisti, la domanda di credito da parte delle imprese italiane (analizzata sulla base delle anagrafiche riconducibili sia a imprese individuali sia a società di persone e capitali) nel 2011 ha fatto segnare solo una lieve diminuzione, pari a -1% rispetto al 2010, in miglioramento rispetto al calo registrato nell’anno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/credito.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-79032" title="credito" src="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/credito.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a>Contrariamente alle previsioni espresse da alcuni analisti, la domanda di credito da parte delle imprese italiane (analizzata sulla base delle anagrafiche riconducibili sia a imprese individuali sia a società di persone e capitali) nel 2011 ha fatto segnare solo una lieve diminuzione, pari a -1% rispetto al 2010, in miglioramento rispetto al calo registrato nell’anno precedente, quando invece la contrazione era stata del del -5%.<br />
Rispetto al 2009, quando la crisi economica si era da poco conclamata, il decremento complessivo delle richieste rilevato nel 2011 è stato pari a -6%, quindi senza il drammatico crollo che si era temuto. Per avere segni positivi negli andamenti della domanda anno su anno è però necessario risalire agli andamenti degli anni 2009 (+12%) e 2008 (+8%).<br />
Una dinamica sostanzialmente analoga si registra tra gli operatori economici della provincia di Bologna, che negli ultimi 12 mesi hanno visto diminuire le richieste di finanziamento di un modesto -2% rispetto all’anno precedente.<br />
Ancor più sorprendente è il trend rilevato a livello regionale dove, in controtendenza con il dato nazionale, la domanda di credito registrata nell’intero anno 2011 è addirittura cresciuta del +9% rispetto al 2010.</p>
<p>Entrando nel dettaglio, quella di Bologna è l’unica provincia dell’Emilia Romagna in cui il segno è stato negativo mentre, al contrario si sono registrati veri e propri picchi di richieste di credito da parte delle imprese di Rimini (+23%), Parma (+20%) e Piacenza (+19%). Meno eclatanti il +9% di Modena e il +6% di Forlì.<br />
Queste evidenze emergono dal Barometro sulla domanda di credito da parte delle imprese italiane, elaborato sulla base del patrimonio informativo di EURISC, il Sistema di Informazioni Creditizie gestito dalla società bolognese  CRIF, che raccoglie i dati relativi a oltre 8 milioni di linee di credito attribuite a utenti business.<br />
“L’andamento delle richieste di credito – spiega Enrico Lodi, Direttore Generale Credit Bureau Services di CRIF – rappresenta un indicatore di straordinaria importanza per tastare il polso alle imprese e valutare il loro livello di fiducia nei confronti del futuro e la propensione ad investire. Si parla infatti normalmente di trend del credito erogato, dimenticando completamente la dimensione della domanda di credito operata dalle imprese. La dinamica registrata nel corso dell’anno appena concluso è ovviamente riconducibile alla congiuntura negativa e alle prospettive di stagnazione nel medio periodo dell’economia italiana ma mette in luce come le imprese italiane non abbiano smesso di rivolgersi agli istituto di credito per finanziare la loro attività e superare questa difficile fase. In estrema sintesi, possiamo dire che l’attuale contesto macroeconomico si caratterizza, da un lato, per una richiesta di credito da parte degli operatori economici sostanzialmente stabile e, dall’altro, per la prudenza delle politiche di erogazione adottate dagli istituti bancari”.</p>
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		<title>Allarme Istat: povertà, debito, vecchiaia e disoccupazione affliggono l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 22:26:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Povertà, debiti, vecchiaia e disoccupazione: sono questi i problemi che affliggono l&#8217;Italia. Un quadro preoccupante quello che emerge dal rapporto &#8216;Noi-Italia&#8217; 2012, diffuso dall&#8217;Istat. Tante le famiglie colpite dalla povertà, per una percentuale pari all&#8217;11% dei nuclei. Sul fronte del debito invece l&#8217;Istat rileva il disavanzo primario più basso in Europa rispetto al pil, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/istat3.jpg"><img src="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/istat3-150x150.jpg" alt="" title="istat" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-78766" /></a>Povertà, debiti, vecchiaia e disoccupazione: sono questi i problemi che affliggono l&#8217;Italia. Un quadro preoccupante quello che emerge dal rapporto &#8216;Noi-Italia&#8217; 2012, diffuso dall&#8217;Istat. Tante le famiglie colpite dalla povertà, per una percentuale pari all&#8217;11% dei nuclei. Sul fronte del debito invece l&#8217;Istat rileva il disavanzo primario più basso in Europa rispetto al pil, ma anche il debito più alto, fatta eccezione per la Grecia. Vita media di 84,4 anni per le donne e di 79,2 anni per gli uomini e il podio europeo per i lavoratori inattivi.<br />
POVERTÀ &#8211; Nel 2010, le famiglie in condizioni di povertà relativa sono l&#8217;11,0 per cento delle famiglie residenti; si tratta di 8,3 milioni di individui poveri, il 13,8 per cento della popolazione residente. La povertà assoluta coinvolge il 4,6 per cento delle famiglie, per un totale di 3,1 milioni di individui. Nel 2009, circa il 58 per cento delle famiglie residenti in Italia ha conseguito un reddito netto inferiore all&#8217;importo medio annuo (29.766 euro, circa 2.480 euro al mese). In Sicilia si osserva la più elevata diseguaglianza nella distribuzione del reddito e il reddito medio annuo più basso (oltre il 25 per cento in meno del dato medio italiano); inoltre, in tale regione, in base al reddito mediano, il 50 per cento delle famiglie si colloca al di sotto di 18.302 euro annui (circa 1.525 euro al mese). Nel 2010, il 15,7 per cento delle famiglie residenti in Italia presenta almeno tre delle difficoltà considerate nel calcolo dell&#8217;indice sintetico di deprivazione. Il panorama regionale mette in evidenza il forte svantaggio dell?Italia meridionale e insulare, con un valore dell&#8217;indicatore pari a 25,8 per cento. Nei primi mesi del 2011, la percentuale di persone di 14 anni e più che si dichiara molto o abbastanza soddisfatta della propria situazione economica è di circa la metà (48,5 per cento). Il livello di soddisfazione per la situazione economica decresce dal Nord al Sud del Paese, presentando una forte variabilità regionale.<br />
DISOCCUPAZIONE &#8211; L&#8217;Italia conquista il &#8216;podio&#8217; europeo per i lavoratori inattivi, i cosidetti &#8216;Neet&#8217; (Not in Education, Employment or Training) nel 2010 il tasso è stato pari al 37,8% che pone il paese al secondo posto in Ue appena dietro Malta. Ad essere più scoraggiate le donne che denunciano un tasso di inattività superiore di 15 punti a quello di Francia e Spagna. Il tasso di inattività italiano, ricorda ancora l&#8217;Istat, ha continuato a crescere attestandosi al 37,8% in ulteriore aumento di 2 decimi di punto rispetto al 2009; al 26,7% quella maschile e al 48,9% quella femminile. A livello europeo, invece, il tasso di inattività 2010 della popolazione tra i 15 e i 64 anni nella Ue è stata pari al 29% in linea con l&#8217;anno precedente. E se Svezia e Danimarca gli scoraggiati sono al valore minino (al 20,5%), Malta tocca il 39,8% seguito a ruota dall&#8217;Italia che &#8220;presenta un livello di inattività ragguardevole&#8221;. Non solo. In Italia rispetto all&#8217;Europa l&#8217;inattività colpisce in misura molto maggiore le donne degli uomini. Uno scoraggiamento in rosa che si traduce, dice l&#8217;Istat, &#8220;in un tasso di inattività tra i più elevati a livello europeo e superiore di circa 15 punti percentuali rispetto a quello delle francesi e delle spagnole.<br />
Più di 2 milioni di giovani, pari al 22,1% della popolazione tra 15 e 29 anni, è fuori dal circuito formativo e lavorativo. E&#8217; la situazione peggiore nell&#8217;Eurozona. Guardando nel dettaglio il dato risulta più elevata tra le donne (24,9%) rispetto a quella degli uomini (19,3%).<br />
DEBITO PUBBLICO &#8211; Il disavanzo primario più basso in Europa rispetto al pil, ma anche il debito più alto, fatta eccezione per la Grecia. L&#8217;Istat fotografa i dati di finanza pubblica 2010, in relazione agli altri paesi Ue. Nel 2010, a fronte di un generalizzato peggioramento dei saldi e delle dinamiche dei conti pubblici dovuto al pieno manifestarsi della crisi economica, l&#8217;Italia è il paese dell?Ue con il disavanzo primario in rapporto al Pil più basso, mentre, relativamente all?incidenza dell?indebitamento netto, si colloca al settimo posto. L?Italia si conferma tra i paesi dell&#8217;Ue caratterizzati da un elevato rapporto debito/Pil. Nel 2010 questo rapporto si è attestato al 118,4 per cento, valore inferiore solamente a quello della Grecia. L?aumento rispetto al 2009 è di quasi tre punti percentuali, più contenuto in confronto con quanto sperimentato in media dai paesi europei. In Italia, la pressione fiscale complessiva, dopo la crescita della fine degli anni Novanta, ha registrato una diminuzione fino al 2005, risultando in linea con la media degli altri paesi europei. Successivamente ha ripreso ad aumentare, toccando nel 2009 il 42,8 per cento, il valore più elevato dal 1997; nel 2010 è scesa di mezzo punto percentuale, al 42,3 per cento. Nel 2010, la pubblica amministrazione italiana spende poco meno di 13 mila euro per abitante, collocandosi al dodicesimo posto della graduatoria Ue27. La spesa italiana risulta appena superiore alla media europea, ma inferiore a quella delle principali economie dell?Unione, con l?eccezione della Spagna. La spesa statale regionalizzata del Centro-Nord si conferma sistematicamente superiore a quella del Mezzogiorno, ma con un divario minore negli anni più recenti.<br />
INVECCHIAMENTO &#8211; Una alta e crescente speranza di vita alla nascita e un processo di continuo invecchiamento: due tendenze che collocano l&#8217;Italia al secondo posto nel contesto europeo. L&#8217;Istat sottolinea anche come il nostro Paese sia quarto in Europa come dipendenza economico-sociale tra generazioni. Secondo le ultime stime del 2010, la vita media degli italiani è di 84,4 anni per le donne e di 79,2 anni per gli uomini. L&#8217;incremento dal 2001 al 2010 e&#8217; di piu&#8217; di 2 anni per gli uomini e di 1,6 anni per le donne. L&#8217;eta&#8217; della popolazione cresce, quindi, mentre diminuiscono i giovani e i nuovi nati (con un indice di fecondita&#8217; ben al di sotto del livello di sostituzione delle generazioni, 2,1 figli per donna). In ragione di tali fattori, il rapporto tra gli anziani e i giovani ha assunto proporzioni notevoli nel nostro Paese, raggiungendo, al 1° gennaio 2011, quota 144,5 per cento. In questo contesto, aumenta la popolazione inattiva e dunque l&#8217;indice di dipendenza economico-sociale tra le generazioni fuori e dentro il mercato del lavoro. In Italia tale indicatore ha raggiunto, al 1° gennaio 2011, il 52,3 per cento. A fronte di un sostanziale allineamento dei valori delle ripartizioni del Centro e del Nord, che presentano indici di dipendenza vicini al 54 per cento, il Mezzogiorno conserva un valore di poco inferiore al 50 per cento. </p>
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		<title>Crisi Fincuoghi, incontro in Provincia. Bernazzoli: &#8220;Bedonia ripartirà&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 15:15:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[“Nei momenti di difficoltà più uniti siamo e meglio è”. L’invito viene dal presidente Vincenzo Bernazzoli che questa mattina in Provincia ha incontrato una delegazione dei lavoratori Uil della Fincuoghi di Bedonia. In apertura il segretario provinciale Mario Miano, riconoscendo l’impegno della Provincia, ha illustrato le ragioni dell’incontro e gli elementi di incertezza che preoccupano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/fincuoghi_Uil_web.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-78715" title="fincuoghi_Uil_web" src="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/fincuoghi_Uil_web.jpg" alt="" width="383" height="269" /></a>“Nei momenti di difficoltà più uniti siamo e meglio è”. L’invito viene dal presidente Vincenzo Bernazzoli che questa mattina in Provincia ha incontrato una delegazione dei lavoratori Uil della Fincuoghi di Bedonia. In apertura il segretario provinciale Mario Miano, riconoscendo l’impegno della Provincia, ha illustrato le ragioni dell’incontro e gli elementi di incertezza che preoccupano i lavoratori.<br />
“La vostra preoccupazione è legittima, conosco per averlo vissuto da dentro cosa significhi l’incertezza per il futuro vostro e delle vostre famiglie. Per questo vi rassicuro: la Provincia è in campo con un impegno che va oltre i propri compiti – ha detto il presidente della Provincia di Parma Vincenzo Bernazzoli &#8211; . Lo siamo stati da subito e continuiamo a lavorare per arrivare a una soluzione. Nel progetto che intendiamo perseguire di costituire una nuova società, l’impegno delle istituzioni e di Soprip, che sarà anche finanziario, non ha precedenti. Lo facciamo, nonostante l’assoluta scarsità di risorse e gli ostacoli che abbiamo incontrato in questo percorso e che siamo riusciti a superare, perché siamo consapevoli del valore che ha un&#8217;impresa come questa in montagna e vogliamo fare tutto il possibile per creare le condizioni per far ripartire lo stabilimento di Bedonia”.</p>
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		<title>Bilancio comunale, la parola a Frateschi: &#8220;Tasse in più? Sono inutili&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 09:44:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[frateschi]]></category>

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		<description><![CDATA[«Non è necessario mandare in miseria i cittadini di Parma. I conti del Comune non lo richiedono». A stravolgere le pessimistiche previsioni del commissario, che invece ha deciso per un 2012 lacrime e sangue, ci pensa l’ex direttore generale del Comune Carlo Frateschi &#8211; in un&#8217;intervista al settimanale Il Nuovo di Parma, in tutte le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/frateschi21.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-78656" title="frateschi2" src="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/frateschi21-500x375.jpg" alt="" width="393" height="290" /></a>«Non è necessario mandare in miseria i cittadini di Parma. I conti del Comune non lo richiedono». A stravolgere le pessimistiche previsioni del commissario, che invece ha deciso per un 2012 lacrime e sangue, ci pensa l’ex direttore generale del Comune Carlo Frateschi &#8211; in un&#8217;intervista al settimanale <strong>Il Nuovo di Parma</strong>, in tutte le edicole a partire da venerdì &#8211; secondo il quale Mario Ciclosi avrebbe deciso di condurre la barca per mare senza limitarsi a traghettarla in porto. Mettendo quindi le mani nelle tasche dei parmigiani per raccogliere 35 milioni di tasse in più. Una scelta “politica” per Frateschi che non sarebbe supportata dai numeri di bilancio presentati dallo stesso commissario. «Ciclosi ha dichiarato di voler aumentare le entrate per pagare i fornitori entro 18/24 mesi. Senza questa manovra i tempi slitterebbero a quattro/cinque anni ma i debiti sarebbero comunque pagati. Senza gravare su cittadini già duramente provati dalla manovra Monti». Blocco degli investimenti, tagli alla spesa corrente, austerity: ci sta tutto nel risanamento Ciclosi per l’ex tecnico di Piazza Garibaldi. Quello che non ci sta è l’aumento delle imposte con l’Irpef che raddoppia e l’Imu ai massimi livelli possibili. «Non dimentichiamo che la Cancellieri, oggi ministro a Roma, si era meravigliata per l’elevata liquidità del Comune di Parma. Una liquidità vincolata, ma esistente. Per capirci i soldi in banca ci sono, occorre il tempo per liberarli dai vincoli del patto di stabilità», ribadisce Frateschi difendendo il lavoro fatto in questi anni.<br />
Ma il commissario vuole chiudere i conti con i fornitori. Entro il 2013. «In questo modo tra due anni il Comune si ritroverà con un avanzo di gestione che potrà essere utilizzata per investimenti futuri».</p>
<p>Sempre che il prossimo sindaco non decida di abbassare Irpef e Imu, ironizza Frateschi consapevole di quanto la pratica sia poco in uso.<br />
Che il commissario stia mettendo in sicurezza i conti comunali utilizzando le previsioni più pessimistiche per Frateschi si dimostra attraverso la creazione di un fondo triennale di 46 milioni, “a garanzia di eventuali svalutazioni di credito e di situazioni in corso con i fornitori da rinegoziare” recita la slide di presentazione. Nel documento di previsione è già previsto un “fondo di riserva” per eventuali debiti fuori bilancio pari a tre milioni di euro (che è l’importo uscito dalle verifiche) così come è accantonato un fondo rischi per i risicati investimenti. «A cosa serve un ulteriore fondo di 46 milioni di euro? Quali sorprese pensano di trovare?», afferma Frateschi per il quale il commissario ha deciso una terapia che ammazza l’ammalato. «Si massacreranno i cittadini per creare un fondo di garanzia e creare avanzo di gestione. Mentre con il taglio di 4 milioni si distruggerà la macchina comunale tanto che al prossimo sindaco verrà consegnata una cinquecento malandata». «Per scelta, non per necessità come vogliono farci credere», conclude Frateschi nell’intento di risollevare la passata amministrazione dalla cattiva nomea che sta consegnando ai posteri nonostante sia in causa contro la stessa amministrazione per un licenziamento in tronco  causa lo strapotere che aveva raggiunto. E conclude: «Il commissario ha comunque un merito: aver posto la parola fine alle dissennate quanto false ipotesi di possibile dissesto del Comune. Quindi nei fatti, anche secondo Ciclosi, chi ha gestito tecnicamente l’amministrazione di Parma non ha ne occultato debiti né ha disatteso ad una corretta gestione della cosa pubblica. Auguro a Parma un Sindaco moderato che sappia riprendere il cammino dello sviluppo e che non prospetti solo un futuro denso di esasperate preoccupazioni ed un presente di povertà. I numeri di bilancio dicono che ciò è tecnicamente e politicamente possibile».</p>
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		<title>Tavoli di crisi in Provincia: spiragli positivi per la Fincuoghi di Bedonia e la Toolspress di S.Maria del Piano</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 22:07:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Provincia]]></category>

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		<description><![CDATA[Una società di scopo: è questa la decisione presa oggi dal tavolo istituzionale riunitosi in Provincia per discutere il futuro dello stabilimento Fincuoghi di Bedonia. “Questo incontro segue quello del tavolo istituzionale tenuto a dicembre e i successivi approfondimenti svolti con la Regione per mettere a punto una soluzione – spiega il vicepresidente della Provincia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/fincuoghi-web11.jpg"><img src="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/fincuoghi-web11-150x150.jpg" alt="" title="fincuoghi web(1)" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-78612" /></a>Una società di scopo: è questa la decisione presa oggi dal tavolo istituzionale riunitosi in Provincia per discutere il futuro dello stabilimento Fincuoghi di Bedonia.<br />
“Questo incontro segue quello del tavolo istituzionale tenuto a dicembre e i successivi approfondimenti svolti con la Regione per mettere a punto una soluzione – spiega il vicepresidente della Provincia Pier Luigi Ferrari -. Quel lavoro, esperito dalla Provincia e in particolare dal presidente Bernazzoli, ha messo in evidenza la necessità di arrivare alla costituzione di una società di scopo, una newco, elemento essenziale per giungere ad una soluzione positiva per lo stabilimento di Bedonia. Sulla newco c’è stata la condivisione ampia di tutto il tavolo, con l’auspicio di una rapida conclusione dell’iter tale da permettere la definitiva soluzione del tema Fincuoghi Bedonia. Soprip, Provincia, Comuni e Comunità Montana formeranno un tavolo operativo per affrontare gli aspetti tecnici”.<br />
Alla riunione di oggi, aperta dal presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli, hanno partecipato, oltre a Ferrari, i sindaci Diego Rossi (Borgotaro), Carlo Berni (Bedonia), Ferrando Botti (Albareto), Sabina Delnevo (Compiano), Maria Cristina Cardinali (Tornolo), il presidente e il direttore di Soprip Alessandro Cardinali e Edoardo Terenziani, i rappresentanti sindacali Giuseppe Braglia (Cgil), Germano Giraud (Cisl) e Lorenzo Leonelli (Uil) con i tre segretari provinciali Patrizia Maestri (Cgil), Federico Ghillani (Cisl) e Mario Miano (Uil).<br />
<strong><br />
Toolspress, si profila una soluzione</strong></p>
<p>“Si sta profilando una soluzione positiva, e stiamo insieme lavorando per questo”. E’ il vicepresidente della Provincia Pier Luigi Ferrari a commentare la conclusione dell’incontro del tavolo istituzionale sulla Toolspress, azienda metalmeccanica con sede a Santa Maria Del Piano, Lesignano, con 23 dipendenti che da mercoledì stanno presidiando lo stabilimento per evitare che un macchinario – Mazak Fh 8800 – molto importante per la produzione sia venduto.<br />
“La riunione di oggi convocata con urgenza dopo quella della settimana scorsa si è svolta alla presenza di tutti le parti interessate che ringrazio a cominciare da Carlo Soncini che ha la curatela, le Rsu e i sindacati che stanno tenendo un atteggiamento esemplare, al sindaco di Lesignano Giorgio Cavatorta all’affittuario dell’azienda Maurizio Zinetti  – ha dichiarato Ferrari – Si lavora insieme affinché questo macchinario resti alla Toolspress come è importante il fatto che c’è un negoziato aperto che auspichiamo sia il più possibile produttivo. Per quello che rappresenta questa azienda ci sentiamo tutti motivati”.</p>
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		<title>Cassa integrazione: vertiginosa impennata nel mese di dicembre</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 10:45:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Vertiginosa impennata delle ore autorizzate di cassa integrazione. Un aumento da record, come nessun altra provincia dell&#8217;Emilia Romagna. Stando al consueto rapporto mensile della Uil, a Parma e provincia, tra novembre e dicembre 2011, c&#8217;è stato un incremento del 276,8%. In forte aumento le ore di cassa integrazione ordinaria (5.641.400). Un dato preoccupante ma probabilmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/lavoro64.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-78256" title="lavoro" src="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/lavoro64.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a>Vertiginosa impennata delle ore autorizzate di cassa integrazione. Un aumento da record, come nessun altra provincia dell&#8217;Emilia Romagna. Stando al consueto rapporto mensile della Uil, a Parma e provincia, tra novembre e dicembre 2011, c&#8217;è stato un incremento del 276,8%. In forte aumento le ore di cassa integrazione ordinaria (5.641.400). Un dato preoccupante ma probabilmente frutto anche di un errore di valutazione nel mese di novembre quando la Uil calcolava zero ore di cassa integrazione ordinaria.<br />
Ad ogni modo la sittuazione è decisamente preoccupante, come nel resto del paese, dove comunque si registra un lieve miglioramento. Nel mese di dicembre, infatti, le imprese italiane hanno richiesto 60,8 milioni di ore di cassa integrazione, che fanno registrare un consistente calo rispetto sia a novembre (-24,3%) che allo stesso periodo del 2010 (-29,7%), pur in presenza di una consistente platea di lavoratori potenzialmente coinvolti dall’ammortizzatore sociale: 350 mila.<br />
La diminuzione delle ore autorizzate ha investito le tre macro aree in maniera diversa: forte flessione nel Centro (-36,4%) e nel Nord (-26,9%), mentre molto lieve quella del Mezzogiorno (-6,9%).<br />
Da un bilancio dell’intero anno 2011, la cassa integrazione ha toccato circa il miliardo di ore. Una consistente richiesta di cassa integrazione straordinaria (411 milioni di ore) ed in deroga (316 milioni di ore), ha caratterizzato questo anno appena trascorso.<br />
Ha fortemente inciso la crisi del settore dell’industria, che ha assorbito circa il 70% delle richieste.<br />
Il Nord è l’area più interessata dallo strumento dove si è concentrato il 60% delle ore autorizzate e le maggiori richieste provengono dalle imprese/industrie della Lombardia (211 milioni di ore) e del Piemonte (147 milioni di ore).</p>
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		<title>Banca Monte: accordo raggiunto tra proprietà e sindacati. Scongiurati 137 licenziamenti</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 11:51:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo una giornata intensa di incontri e colloqui, nella notte è stato raggiunto l&#8217;accordo tra sindacati e i vertici di Banca Intesa in merito al piano di ristrutturazione di Banca Monte. L&#8217;accordo vede un netto miglioramento delle condizioni iniziali che prevedevano ben 137 licenziamenti. In sostanza l&#8217;accordo raggiunto durante la notte prevede 57 esuberi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/banca6111.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-78191" title="banca611" src="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/banca6111.jpg" alt="" width="344" height="227" /></a>Dopo una giornata intensa di incontri e colloqui, nella notte è stato raggiunto l&#8217;accordo tra sindacati e i vertici di Banca Intesa in merito al piano di ristrutturazione di Banca Monte. L&#8217;accordo vede un netto miglioramento delle condizioni iniziali che prevedevano ben 137 licenziamenti. In sostanza l&#8217;accordo raggiunto durante la notte prevede 57 esuberi di cui 42 accedono al fondo di solidarietà in attesa della pensione e 15 in pensione anticipata. L&#8217;accordo sottoscritto da tutte le sigle sidnacali presenti al tavolo rpevede anche il blocco dei premi, la conferma di 41 apprendisti e il taglio degli stipendi.</p>
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		<title>Crac emiliani: il gruppo Mariella Burani va all&#8217;asta, compreso il negozio di Parma</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 10:43:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il gruppo Mariella Burani va all&#8217;asta. E&#8217; l&#8217;ennesimo crac tutto emiliano. Il bando di gara è stato pubblicato sui principali quotidiani, compreso il Financial Times, e comprende il polo industriale di Cavriago e i 5 negozi presenti sul territorio nazionale, compreso quello presente nel centro di Parma. &#8220;Siamo ottimisti &#8211; ha detto il commissario Strippoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/burani.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-78025" title="burani" src="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/burani-300x185.jpg" alt="" width="300" height="185" /></a>Il gruppo Mariella Burani va all&#8217;asta. E&#8217; l&#8217;ennesimo crac tutto emiliano. Il bando di gara è stato pubblicato sui principali quotidiani, compreso il Financial Times, e comprende il polo industriale di Cavriago e i 5 negozi presenti sul territorio nazionale, compreso quello presente nel centro di Parma. &#8220;Siamo ottimisti &#8211; ha detto il commissario Strippoli a Radiocor &#8211; puntiamo a ricevere offerte adeguate per quello che è un gioiello del Made in Italy. E&#8217; un patrimonio storico e artigianale su cui investire, un&#8217;azienda che in 50 anni di attività ha dimostrato il suo valore nel bacino del polo tessile dell&#8217;Emilia Romagna&#8221;.</p>
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		<title>Regione, abolizione quote latte: 19 milioni per il settore lattiero-caseario</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 14:33:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Sostenere la capacità di aggregazione delle imprese del settore lattiero caseario lungo l’intera filiera, per renderle più forti e competitive sui mercati, in vista di un&#8217; importante scadenza europea: l’abolizione nel 2015 delle quote latte e la conseguente liberalizzazione del mercato. E’ l’obiettivo del bando per il finanziamento di progetti di filiera, approvato dalla Regione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/mungi.jpg"><img src="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/mungi-150x150.jpg" alt="" title="mungi" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-77938" /></a>Sostenere la capacità di aggregazione delle imprese del settore lattiero caseario lungo l’intera filiera, per renderle più forti e competitive sui mercati,  in vista di un&#8217; importante scadenza europea: l’abolizione nel 2015 delle quote latte e la conseguente liberalizzazione del mercato. E’ l’obiettivo del bando per il finanziamento di progetti di filiera, approvato dalla Regione Emilia-Romagna  nell’ambito del Piano regionale di sviluppo rurale, che stanzia 19 milioni di risorse pubbliche  e  che metterà in moto un volume di investimenti calcolato intorno ai 50 milioni di euro.  “Con questo bando – ha spiegato oggi a Bologna l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni – vogliamo unire ciò che il mercato tende a dividere. La condizione stessa per accedere ai finanziamenti è infatti l’esistenza di un accordo per condividere insieme obiettivi di qualità e di efficienza, per creare più valore aggiunto sui mercati e per ridistribuirlo in modo più equo all’interno della filiera, a vantaggio in particolare dei produttori che costituiscono l’anello debole della catena. Crediamo che la scelta di lavorare per unire la filiera sia quella giusta per dare più forza al comparto. Lo abbiamo già fatto con un primo bando nel 2009 che ha ottenuto un importante riscontro da parte delle imprese, confidiamo che anche per questo la risposta sia ampia.” Ammodernamento delle imprese, ricerca precompetiva, innovazione di prodotto e di processo, formazione: questi gli interventi previsti dal bando, per un settore tra i più importanti dell’agroalimentare emiliano-romagnolo, che comprende formaggi a denominazione d’origine protetta come il Parmigiano-Reggiano, il Grana Padano, il Provolone e il Formaggio di Fossa di Sogliano a latte vaccino, oltre al latte alimentare ad alta qualità. Per poter concorrere ai contributi le imprese interessate dovranno dunque unirsi intorno a un progetto comune, condividendo una serie di impregni reciproci e obiettivi. L’aggregazione dovrà coinvolgere imprese di produzione, trasformazione e potrà essere estesa, come soggetti non direttamente beneficiari, anche a imprese di distribuzione e ad associazioni dei consumatori.<br />
Con questo bando la Regione realizza la seconda significativa iniziativa a sostegno dell’aggregazione delle imprese agricole e agroalimentari dell’Emilia-Romagna. Un precedente bando per finanziare  progetti di filiera nei diversi comparti produttivi aveva infatti stanziato nel 2009  106 milioni di euro, per 67 progetti di filiera e un volume complessivo di investimenti intorno ai   270 milioni di euro. In quella occasione il comparto lattiero-caseario aveva visto finanziati 19 progetti, per un totale di 425 imprese, con un finanziamento pubblico di 28 milioni 500 mila euro e un investimento complessivo pari a oltre 72 milioni.  Rabboni ha sottolineato come anche l’Unione europea si stia orientando verso il rafforzamento delle relazioni di filiera in vista della liberalizzazione delle quote latte dopo il 2015. Il presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo Paolo de Castro ha infatti annunciato l’accordo su alcune misure quali la creazione di organismi interprofessionali per governare le relazioni tra agricoltura, industria e distribuzione; l’estensione al comparto del lattiero-caseario delle organizzazioni dei produttori e la possibilità per ciascun Stato membro di obbligare la contrattualizzazione del 45% della produzione. Tra le novità in arrivo dall’Europa per produzioni quali quella del Parmigiano Reggiano anche la possibilità per i Consorzi di regolare i volumi produttivi per evitare produzioni eccedentarie e il conseguente crollo dei prezzi.</p>
<p>Cosa prevede il bando<br />
Per beneficiare degli aiuti le imprese dovranno formalmente sottoscrivere un “accordo di reciprocità”, con impegni vincolanti, e per ogni progetto dovrà essere individuata un’impresa capofila, con compiti di coordinamento. Tale ruolo potrà essere giocato da strutture già esistenti (cooperative, consorzi, Op) oppure, in caso di nuove aggregazioni, da associazioni temporanee di imprese appositamente costituite. Gli incentivi pubblici verranno utilizzati in maniera integrata, cioè convogliando sui singoli progetti finanziamenti provenienti da diverse misure dell’Asse 1 del Piano regionale di sviluppo rurale: le principali sono quelle per l’ammodernamento delle imprese agricole (misura 121: 12 milioni 486 mila euro per investimenti stimati di oltre 32 milioni di euro) e per l’innovazione nell’agroindustria (misura 123: 6 milioni di euro che promuoveranno investimenti per oltre 16 milioni). I contributi oscillano dal 35 al 50% dell’importo complessivo dei progetti per gli investimenti produttivi, per salire sino al 70% per quelli di carattere immateriale (ricerca precompetitiva) ed oltre per la formazione e  la consulenza. Per promuovere aggregazioni di una certa dimensione, il programma fissa inoltre per ciascun comparto il numero minimo di aziende che dovranno mettersi insieme: si va da almeno 4 per il comparto formaggi stagionati a 8 per quello del latte alimentare e dei latticini. Previste anche soglie minime e massime di spesa per ciascun progetto: di norma non meno di 500 mila euro e non di più di 6 milioni. Le domande dovranno essere presentate entro il 30 marzo 2012. La graduatoria dei progetti sarà approvata entro agosto 2012, poi ci saranno 2 anni di tempo per completare gli investimenti.</p>
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		<title>Toolspress di Lesignano: lavoratori in presidio permanente</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 14:16:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Provincia]]></category>

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		<description><![CDATA[La Fiom Cgil provinciale, con il voto unanime dei lavoratori, ha proclamato, al termine dell&#8217;assemblea svoltasi stamattina, lo stato di agitazione e l&#8217;occupazione della Toolspress, azienda metalmeccanica di Lesignano de&#8217; Bagni (con sede in via Argini, 3) in procedura fallimentare dal 4 maggio scorso. La Toolspress, che occupa 23 dipendenti, è seguita dal commissario liquidatore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/headertool.jpg"><img src="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/headertool-150x150.jpg" alt="" title="headertool" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-77929" /></a>La Fiom Cgil provinciale, con il voto unanime dei lavoratori, ha proclamato, al termine dell&#8217;assemblea svoltasi stamattina, lo stato di agitazione e l&#8217;occupazione della Toolspress, azienda metalmeccanica di Lesignano de&#8217; Bagni (con sede in via Argini, 3) in procedura fallimentare dal 4 maggio scorso.<br />
La Toolspress, che occupa 23 dipendenti, è seguita dal commissario liquidatore dott. Carlo Soncini, ed ha attualmente in affitto un ramo d&#8217;azienda alla TP Tooling srl, che conta 15 dipendenti.<br />
L&#8217;azienda affittuaria ha un buon portafoglio ordini e prevedeva di assumere ulteriori 4 dipendenti nei prossimi mesi.<br />
La novità che ha portato sindacato e lavoratori a decidere il presidio permanente dello stabilimento &#8211; spiega il sindacato &#8211; è la vendita, disposta dalla curatela fallimentare, di un macchinario che riveste una notevole importanza nell&#8217;equilibrio produttivo dell&#8217;azienda.<br />
Il macchinario è stato venduto ad un&#8217;azienda belga che avrebbe intenzione, a sua volta, di rivenderlo ad un&#8217;azienda estera. Questa dismissione produrrà inevitabilmente il licenziamento di numerosi lavoratori.<br />
Per impedire ciò verranno adottati tutti i mezzi di lotta legali per evitare che chiunque possa fisicamente spostare i macchinari.<br />
Fiom e lavoratori chiedono a tutte le istituzioni e alle forze politiche del territorio di farsi parti attive nel ricercare una soluzione a questa incredibile situazione. </p>
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		<title>Consorzio Casalasco del Pomodoro: completata l&#8217;incorporazione della Boschi Food &amp; Beverage S.p.A.</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 10:24:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Consorzio Casalasco del Pomodoro, cooperativa agricola specializzata nella produzione e trasformazione di pomodoro da industria, rende noto che ha completato il processo di fusione per incorporazione della Boschi Food &#038; Beverage S.p.A., società già controllata dal Consorzio Casalasco e specializzata anch’essa nella trasformazione di prodotti base pomodoro oltre che nella produzione di zuppe e bevande. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/pomodori.jpg"><img src="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/pomodori-150x150.jpg" alt="" title="pomodori" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-77915" /></a>Consorzio Casalasco del Pomodoro, cooperativa agricola specializzata nella produzione e trasformazione di pomodoro da industria, rende noto che ha completato il processo di fusione per incorporazione della Boschi Food &#038; Beverage S.p.A., società già controllata dal Consorzio Casalasco e specializzata anch’essa nella trasformazione di prodotti base pomodoro oltre che nella produzione di zuppe e bevande.<br />
La fusione per incorporazione di Boschi Food &#038; Beverage e dei marchi Pomì, Pomito e Pais, nel Consorzio Casalasco del Pomodoro consentirà alla nuova azienda il raggiungimento di sinergie in materia di gestione dei servizi generali, dei servizi di logistica e di organizzazione commerciale, con conseguenti benefici in termini di gestione e di incremento della redditività, nonché di una maggiore flessibilità organizzativa e gestionale.<br />
Il Consorzio Casalasco , che è attivo nel settore da oltre 30 anni rappresenta oggi un’azienda con circa 600 occupati e un volume d’affari di oltre 200 milioni di euro. A livello industriale , può contare su 4 stabilimenti di produzione e oltre 40 linee produttive. Con 340.000 tonnellate di pomodoro trasformato nella campagna 2011 e oltre 300 aziende agricole associate, rappresenta oggi una delle più importanti realtà nel settore conserviero<br />
internazionale, collocandosi ai vertici in termini di innovazione, alta qualità e attenzione alla salute del consumatore e all’ambiente che lo circonda.</p>
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		<title>36 dipendenti in mobilità: sciopero di due ore alla CFT</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 08:15:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Sciopero di due ore, dalle 8.15 alle 10.15 di questa mattina, alla CFT di via Paradigna; iniziativa decisa nell&#8217;assemblea che si è tenuta lunedi 9 gennaio unitariamente alle RSU della CFT e da FIOM-FIM UILM per rispondere all&#8217;apertura di mobilità attivata dall&#8217;azienda il 30 dicembre che riguarda complessivamente 36 lavoratori, ovvero il 16% della attuale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/cft_LOGO-818x585.jpg"><img src="http://www.parmaoggi.it/wp-content/uploads/cft_LOGO-818x585-150x150.jpg" alt="" title="cft_LOGO-818x585" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-77883" /></a>Sciopero di due ore, dalle 8.15 alle 10.15 di questa mattina, alla CFT di via Paradigna; iniziativa decisa nell&#8217;assemblea che si è tenuta lunedi 9 gennaio unitariamente alle RSU della CFT e da FIOM-FIM UILM per rispondere all&#8217;apertura di mobilità attivata dall&#8217;azienda il 30 dicembre che riguarda complessivamente 36 lavoratori, ovvero il 16% della attuale forza lavoro.</p>
<p>Ecco il comunicato che spiega i motivi dell&#8217;agitazione:</p>
<p><em>L’azienda CFT il 30 di dicembre 2011 ha aperto la procedura di mobilità per 36 lavoratori nello stabilimento di via Paradigna,la Cft S.P.A  si è fusa recentemente, dal 1° gennaio 2012, con CFT Packaging e Catelli Holding creando due divisioni: la divisione Processing a Parma e la divisione Packaging a Montecchio: questa scelta pesante è stata spiegata con la necessità di mettere ordine nei conti economici dell’azienda sulla quale incidono ,pesantemente ,gli oneri di una forte esposizione bancaria.<br />
Ancora una volta, la proprietà, in questo momento di grave crisi economica, sceglie la facile strada di mettere alle porte dei lavoratori che ,evidentemente, non hanno nessuna responsabilità sulla situazione, né della crisi del mercato mondiale del prodotto, né sulla mala gestione dell’organizzazione aziendale: 36 lavoratori, 36 facce, 36 famiglie ( il 16% di tutta l’azienda ) dovrebbero pagare una crisi di cui non portano nessuna responsabilità. Ma vi pare giusto ?<br />
Noi come lavoratori, come RSU e come sindacati FIOM- FIM-UILM, crediamo si possa uscire da questa grave situazione aziendale con altri strumenti che siano improntati alla coesione sociale, e che facciano leva sulla responsabilità sociale dell’imprenditore, tra l’altro una nota famiglia industriale della città, con un suo membro vicepresidente dell’UPI di Parma.<br />
Ma davvero si pensa che il salvataggio di questa azienda passi attraverso il licenziamento di 36 persone ? E non attraverso una attenta analisi dell’organizzazione aziendale, degli sprechi, le inefficienze , i costi del management, ai costi delle esternalizzazioni .<br />
Noi diciamo NO AI LICENZIAMENTI , perché è di questo che si tratta, e lottiamo per riaffermare il ricorso ad ammortizzatori sociali che salvaguardino i preziosi posti di lavoro, l’esperienza ed il sapere aziendale come il contratto di solidarietà ed il ricorso alla Cassa Integrazione Ordinaria per tutti, a rotazione .<br />
Per questi motivi oggi 11 gennaio 2012 scendiamo in lotta con questa iniziativa sindacale per contrastare l’azione aziendale</p>
<p>RSU CFT<br />
FIOM-FIM-UILM Parma      </em>     </p>
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